Sabato, 21 Settembre, 2019

Mike Pence contro San Suu Kyi: "Sui Rohingya non avete scuse".

Keystone Keystone
Evangelisti Maggiorino | 15 Novembre, 2018, 04:10

Amnesty International ha annunciato oggi il ritiro del suo pioû prestigioso riconoscimento per la difesa dei diritti umani, il premio "Ambasciatore della Coscienza" che nel2009 era stato conferito alla leader politica birmana Aung San Suu Ky, per decenni perseguitata dalla giunta militare che in quegli anni la teneva ancora confinata agli arresti domiciliari. Naidoo, come riportato dall'Ansa, nella missiva ha scritto:"Siamo profondamente costernati che lei non rappresenti più un simbolo di speranza, coraggio e di indomita difesa dei diritti umani". "Ti ritiriamo questo premio con profonda tristezza".

Da quando, nell'aprile 2016, Aung San Suu Kyi è diventata leader di fatto del governo a guida civile, la sua amministrazione è stata parte attiva nella commissione e nel perpetuarsi di molteplici violazioni dei diritti umani. Naidoo ha inoltre ricordato la "palese indifferenza della leader birmana di fronte alle atrocità commesse dall'esercito e alla crescente intolleranza rispetto alla libertà di espressione". "Il fatto che neghi la gravità e l'entità delle atrocità (contro i Rohingya) significa che ci sono poche speranze che la situazione possa migliorare", ha aggiunto. Oltre 720.000 rohingya sono fuggiti in Bangladesh. "Continueremo a combattere per la giustizia e per i diritti umani in Myanmar, con o senza il sostegno di Aung San Suu Kyi", ha concluso Naidoo. Un rapporto delle Nazioni Unite ha chiesto che alti ufficiali militari siano indagati e tradotti davanti alla giustizia per il crimine di genocidio. Nonostante il governo civile non abbia controllo sull'esercito, Aung San Suu Kyi e la sua amministrazione hanno protetto le forze di sicurezza dall'assunzione delle proprie responsabilità respingendo, minimizzando o negando le accuse di violazioni dei diritti umani e ostacolando le indagini internazionali sugli abusi. Nel frattempo i media statali hanno pubblicato articoli infiammatori e disumanizzanti che alludono ai Rohingya come "pulci umane detestabili" e "spine" che devono essere eliminate. Tuttavia, nei due anni trascorsi da quando l'amministrazione civile è salita al potere, difensori dei diritti umani, attivisti pacifici e giornalisti sono stati arrestati e imprigionati mentre altri affrontano minacce, vessazioni e intimidazioni per il loro lavoro.

San Suu Kyi viveva in regime di arresti domiciliari quando ha ricevuto l'onorificenza e, nel 1991, era stata anche insignita del premio Nobel per la pace.

Le leggi repressive - comprese alcune di quelle usate per arrestare Aung San Suu Kyi e altri sostenitori della democrazia e dei diritti umani - non sono state affatto abolite.

"Amnesty International ha preso molto sul serio la richiesta fatta da Aung San Suu Kyi quel giorno, motivo per cui non distoglieremo mai lo sguardo dalle violazioni dei diritti umani in Myanmar", ha detto Kumi Naidoo. La stessa amministrazione ha però difeso attivamente l'uso di queste leggi, in particolare la decisione di perseguire e incarcerare due giornalisti della Reuters per aver indagato sul coinvolgimento dei militari nella persecuzione dei Rohingya.

Altre Notizie