Lunedi, 17 Giugno, 2019

Dubbi dell’Istat sulla manovra: "Per centrare target PIL 2018 serve crescita +0,4%"

Manovra, Istat: obiettivo Pil 2018? Serve +0,4% nel IV trimestre Istat: "Due milioni di persone rinunciano a curarsi per liste d'attesa troppo lunghe"
Esposti Saturniano | 14 Novembre, 2018, 21:14

Secondo l'Istituto nazionale di statistica, per raggiungere i target di crescita del Governo per il 2018 (+1,2%) sarebbe necessaria, in termini meccanici, "una variazione congiunturale del PIL pari al +0,4% nel quarto trimestre" dell'anno in corso. Lo ha indicato il presidente Istat facente funzioni, Maurizio Franzini, in audizione sulla Manovra alla Camera. La variazione acquisita per l'anno corrente, ha aggiunto, è +1 per cento.

"Per il 2017 è confermato un indebitamento pari al 2,4% del Pil e un debito pari al 131,2%". Un mutato scenario economico - ha spiegato - "potrebbe influire sui saldi di finanza pubblica, in modo marginale per il 2018, ma in misura più tangibile per gli anni successivi". Il presidente Istat si è poi soffermato su alcuni dei principali provvedimenti, quali il reddito di cittadinanza ed ha spiegato che l'introduzione "potrebbe portare una crescita variabile tra lo 0,2% e lo 0,3%".

La casa di proprietà va considerato un 'privilegio' che potrebbe escludere le famiglie povere dall'accesso al reddito di cittadinanza? Per quanto riguarda le case di proprietà una famiglia su 5 paga un mutuo medio di 525 euro, mentre il 15,6% in abitazioni in uso o usufrutto gratuito.

Sono due milioni (il 3,3% della popolazione) gli italiani che rinunciano "a visite o accertamenti specialistici per problemi di liste di attesa", secondo i dati comunicati dall'Istat in audizione alla Camera sulle misure della Manovra. "La disattivazione della clausola di salvaguardia relativa all'aumento delle aliquote Iva - ha detto ancora il presidente Istat Franzini - ha evitato un impatto inflazionistico per il 2019 che, nell'ipotesi di completa e immediata traslazione dell'imposta, sarebbe stato pari all'1,3%".

"Le liste di attesa inducono a rinunciare alle citate prestazioni quasi il 5% di coloro che hanno un'età compresa tra i 45 e i 64 anni e il 4,4% degli ultrasessantacinquenni", si legge nel documento consegnato in commissione.

Inoltre "tra quanti dichiarano che le risorse economiche della famiglia sono scarse o insufficienti l'incidenza della rinuncia alle prestazioni specialistiche è complessivamente pari al 5,2%, a fronte dell'1,9% tra le famiglie che dichiarano di avere risorse ottime o adeguate".

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