Lunedi, 19 Novembre, 2018

Anas, dopo l'ad Armani si dimettono anche tutti i componenti del cda

Gianni Vittorio Armani Gianni Vittorio Armani
Esposti Saturniano | 09 Novembre, 2018, 13:02

Ma la contrarietà, o meglio il "mutato orientamento" dell'esecutivo Conte, ha portato Armani a rassegnare le sue dimissioni. In questa maniera il cda, composto da cinque membri, decade. Il dado, Armani, l'ha tratto ieri con la comunicazione delle sue dimissioni al ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli, e poi a Gianfranco Battisti, amministratore delegato del gruppo Fs, azionista al 100% di Anas. Un colosso da 11,2 miliardi di euro, che adesso il nuovo Governo è deciso a smontare dopo nemmeno 9 mesi di vita. Il via libera del governo all'operazione era giunto subito prima dello scorso Natale. Le dimissioni, infatti, recita una nota della società sono state presentate "in considerazione del mutato orientamento del Governo sull'integrazione di Fs Italiane e Anas ".

Anas volta pagina e, dopo il terremoto al vertice, i riflettori già si puntano sulle nuove nomine del cda che potrebbero avvenire già la settimana prossima. Il primo, rispondendo ad una domanda in un'intervista, si era limitato a dire che "credo che chi fa i treni deve fare i treni e chi si occupa di strade deve fare le strade".

Armani lascia Anas dopo poco più di tre anni di lavoro. Aveva detto Armani: "Il nuovo dimensionamento, derivante dall'integrazione, ci consentirebbe di poter concorrere con i maggiori competitor a livello mondiale, con importanti ricadute sulla capacità di produrre maggiori investimenti e generare profitti". Annunciando che "sicuramente entro l'anno".

È stata dunque la decisione di Toninelli di non proseguire nel processo di fusione Anas-Ferrovie a spingere Armani alle dimissioni. L'obiettivo, nelle intenzioni dichiarate dal governo e dalle società, era quello potenziare gli standard di qualità e sicurezza della rete viaria e la manutenzione, a partire dalla vigilanza della sede stradale, dei viadotti e delle gallerie che su oltre 10mila km, dove le infrastrutture stradali e ferroviarie corrono in affiancamento, potrà essere effettuata in modo integrato dagli operatori di Rete Ferroviaria Italiana e Anas. Infatti il passo indietro è arrivato su indicazione dello stesso dicastero, che d'altra parte ha già detto chiaramente di voler cancellare la fusione tra l'Anas e le Ferrovie dello Stato.

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