Lunedi, 19 Novembre, 2018

Virzì con "Notti magiche" rende omaggio al grande cinema italiano

Virzì'Notti magiche omaggio e burla ai grandi del cinema Recensione: Notti magiche
Deangelis Cassiopea | 30 Ottobre, 2018, 12:34

Proprio durante la semifinale tra Italia e Argentina un'automobile di un produttore finisce nel Tevere. Proprio da questo interrogatorio prende le mosse il resoconto dell'arrivo a Roma e del contatto con gli ambienti che gravitano intorno al mondo del cinema dei tre giovani.

I carabinieri iniziano le indagini e la stessa notte - quella del 3 Luglio 1990 - convocano i tre giovani sceneggiatori reduci dal mese più intenso della loro vita. Il vincitore è Antonino Scordia, che arriva dalla Sicilia con la sua dottissima sceneggiatura dedicata al maestro Antonello da Messina; seconda classificata è la delicata Eugenia Malaspina, viziata e nerovestita rampolla di rango che scrive di dilemmi esistenziali; al terzo posto si classifica l'esuberante ed erotomane Luciano, figlio di operai e voce del popolo che a Piombino ha lasciato una ragazza che lo ama perdutamente e un figlio di un anno.

La struttura narrativa, come anticipato in trama, è tipica dei lavori di Virzì, per un film insolitamente allegro e gioviale.

I produttori Marco Belardi, Ivan Fiorini e Valeria Licurgo sono concordi nel descrivere Notti Magiche come un'opera capace di mettersi in gioco, capace di seguire l'amore e la dedizione con cui Virzì segue il suo lavoro e quello di tutto il suo cast artistico e tecnico. Come già ne Il Capitale Umano ed altri, c'è un omicidio, dei sospettati ed un lungo flashback con le loro storie più o meno tragiche.

A dispetto del titolo, il film di Virzì - scritto dal regista con Francesca Archibugi e Francesco Piccolo - non ha nulla di banalmente nostalgico, e la febbre da mondiali resta sullo sfondo, a disegnare il contesto più ampio di quegli ultimi anni di Italia analogica, quando si scriveva ancora sulle Olivetti e i primi telefoni cellulari erano oggetti misteriosi.

Notti Magiche è un gigante "sassolino nella scarpa" che il regista livornese si toglie. Viene mostrata senza giri di parole un'industria culturale stanca e senza nuove idee, che ormai ha sorpassato anche il periodo dei cult movie degli anni '80. "Un ragazzo come me, ventenne, li vedeva con il batticuore. - ha affermato Virzì - Nel film c'è la devozione, l'omaggio, ma anche la burla e forse il bisogno di liberarsi per sempre di un'eredità così importante e preziosa".

Nella figura dei tre attori protagonisti, tutti e tre - volontariamente o involontariamente - fortemente stereotipizzati e standardizzati, ci dovrebbe essere il futuro del cinema italiano, ma poco si vede oltre a un'eccessiva accondiscendenza e propensione a lasciarsi comprare per pochi soldi.

Alle spalle gli intrecci amorosi e non, permeati di un forte e intenzionale maschilismo. Notti magiche è quindi divertente e ironico, a tratti, ma non convince fino in fondo. Il finale, poi, non giova a favore di quest'aspetto. La sensazione è che la regia e gli sceneggiatori siano caduti nella trappola che ha colto anche autori come Woody Allen.

Una Roma senza tempo, dipinta con una fotografia dai colori pastello in cui il mondo che la popola è totalmente assente. Notti Magiche farà sicuramente sorridere molti cinefili nel ritrovare riferimenti espliciti (e non) alla storia del cinema, ma poco altro.

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