Martedì, 20 Novembre, 2018

No Tap a Melendugno: bruciate tessere elettorali e foto politici M5s

Luigi Di Maio Luigi Di Maio
Esposti Saturniano | 28 Ottobre, 2018, 22:47

Parola di tre esponenti del M5S che, spinti anche dalla reazione furibonda dei No Tap, tentano la fronda parlamentare o almeno di mettere a verbale la richiesta al governo di un passo indietro, dopo la decisione di proseguire con l'opera per evitare la soccombenza a pesanti penali. "Non ci hanno mai detto che c'erano penali da pagare". "Il mantra delle penali da 20 miliardi e dei costi di rinuncia - si sostiene - rappresenta la vergognosa conferma di come Tap sia stata pensata, sostenuta e giustificata grazie alla menzogna spudorata".

Il ministro dello Sviluppo Economico interviene mentre all'interno dei 5 Stelle cresce la tensione: tre parlamentari M5s - i senatori Lello Ciampolillo e Saverio De Bonis e la deputata Sara Cunial - si schierano contro la decisione del premier e anzi lo smentiscono: "Non ci possono essere penali, perché non esiste alcun contratto tra Stato e Tap", affermano. Nessuna delle due dichiarazioni sembra corretta. Oggi i manifestanti sono sotto la sede della delegazione della Capitaneria di porto di San Foca, la marina di Melendugno in cui approderà il gasdotto, con un manifesto composto dalle fotografie dei pentastellati che si erano impegnati in prima persona sull'argomento gasdotto, a partire da quella del ministro per il Sud, Barbara Lezzi. "Dover spiegare queste cose ai sostenitori dell'onestà è triste".

Il TAP è un gasdotto progettato per portare in Europa il gas naturale estratto in Azerbaigian, diversificando l'approvvigionamento del continente che attualmente dipende in buona parte dalla Russia e dai gasdotti che attraversano l'Ucraina, un paese a dir poco instabile e parzialmente occupato proprio da milizie vicine alla Russia. Solo 8,2 chilometri del totale di 870 del gasdotto dovrebbero passare sulla terraferma italiana; 105 invece sul fondale dell'Adriatico. E il M5S sapeva che il percorso autorizzativo dell'opera si era concluso nel 2015.

Il TAP è un'opera privata di interesse pubblico, non un'opera pubblica: perciò non c'è nessun contratto tra il consorzio TAP e lo stato italiano.

"Il sottosegretario Andrea Cioffi ha seguito il Tap da sempre ed è lui che insieme a me ha vagliato carta per carta per verificare se ci fossero i presupposti per poter superare il progetto Tap". I volti dei destinatari della campagna, tra cui figura anche il premier Conte, vengono raffigurati al centro di due loghi, il primo recante la scritta "No Tap, né qui né altrove", il secondo "Sì Tap, sia qui che altrove". Quindi l'invito ai grillini i che hanno "rastrellato voti" e che sono stati eletti in Puglia, a rassegnare le dimissioni.

Ok, ma da dove spuntano fuori i 20 miliardi di euro?

Le penali da venti miliardi di euro, citate dal vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, per motivare la scelta del governo Conte di andare avanti su Tap, non esistono.

Altre Notizie