Venerdì, 13 Dicembre, 2019

Fonti M5S, nomine Rai non le fa Salvini - Ultima Ora

I vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini I vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini
Deangelis Cassiopea | 19 Ottobre, 2018, 22:44

L'obiettivo sarebbe quello di "valorizzare le risorse interne e non di lottizzare".

Un'operazione che, però, non ha ancora il via libera dei 5 stelle, divisi tra chi pensa che sia più importante avere la guida della rete, che controlla i programmi di intrattenimento e di approfondimento, e chi ritiene che sarebbe troppo affidare alla Lega Tg1, TgR (con la conferma di Alessandro Casarin) e magari anche Rai sport (con Iacopo Volpi o Maurizio Losa).

LEGGI ANCHE Lega chiede le dimissioni di Cristina Parodi dalla Rai. Fabrizio Salini e Marcello Foa sono garanzia di imparzialità e competenza. "Anzi per me in Rai qualcuno di quelli nominati da Renzi potrà anche restare". Poi ci sono quelli che tengono in considerazione anche la qualità e quelli che guardano solo alla fedeltà.

Il M5s e la Lega si scontrano sulle nomine Rai. "Va cambiato e rinfrescato il racconto del Paese, senza strappi, senza faziosità". I governi non fanno altro da quando esiste la Rai. L'ultimo squillo pubblico fu un'intervista a Io Donna di circa un anno fa dove la Raffai spiegò di essersi ritirata in Francia e nella quale espresse tutta la propria amarezza e delusione per come venne trattata in particolar modo dalla Rai che ad un certo punto in pratica la pagò per non lavorare: "Uno cerca di fare cose nuove, tenta la via della sperimentazione, ma trova sempre ostacoli". Ma siccome la partita è complicata, e il cda Rai va convocato almeno 48 ore prima della riunione, è sempre più improbabile che venerdì il pacchetto su cui si troverà la quadra possa essere approvato: se la convocazione non arrivasse a brevissimo, o se non venisse convocata con l'urgenza (il termine scenderebbe a 24 ore), la riunione potrebbe infatti slittare addirittura alla prossima settimana, visto che peraltro i consiglieri hanno il diritto di ricevere i curricula dei candidati 24 ore prima delle nomine. Non è possibile appaltare una parte rilevante del palinsesto della televisione pubblica a società private, per programmi che potrebbero farsi in casa, grazie ai 13.000 dipendenti professionisti che ha la Rai e che spesso sono molto qualificati.

La Lega ancora non ha abbandonato il tentativo di rivendicare per sè la direzione del Tg1, con Sangiuliano. "Spero - ha concluso - di avere la fortuna che ho avuto finora, di non dovere telefonare mai a un direttore di telegiornale, anche se negli ultimi mesi questa tentazione mi è venuta vedendo come ci trattano". Ora la musica, o meglio il racconto, dovrebbe cambiare.

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