Martedì, 26 Marzo, 2019

Nuova arma contro il tumore al seno, colpisce il suo "motore"

Google ha insegnato ad un algoritmo a riconoscere il cancro al seno L'intelligenza artificiale di Google è in grado di individuare il cancro al seno avanzato
Machelli Zaccheo | 19 Ottobre, 2018, 18:10

MIRARE dritti al motore del cancro, le cellule staminali tumorali, sfruttando una "piccola" arma già presente nel nostro organismo: i microRNA, molecole di RNA che, come degli interruttori, possono controllare moltissimi geni. Non tutti sono però attivi in ciascuna cellula. Francesco Nicassio, coordinatore del Center for Genomic Science (CGS) di IIT a Milano, utilizza le più recenti ed innovative tecniche di studio del genoma per identificare e caratterizzare i microRNA coinvolti nel tumore al seno. Tra le armi individuate dai ricercatori italiani c'è il controllo della crescita delle sue cellule staminali. Da anni i ricercatori erano sulle tracce di questo interruttore: sapevano che era capace di bloccare la crescita delle cellule tumorali, ma non era chiaro come lo facesse. Per scoprirlo i ricercatori hanno osservato la molecola all'opera durante la formazione e lo sviluppo della ghiandola mammaria; in tal modo hanno scoperto che, oltre alla proliferazione delle cellule, essa può controllarne le proprietà staminali, fondamentali nella rigenerazione dei tessuti.

"Questo lavoro ci ha permesso di capire che l'espressione fisiologica del microRNA, miR-34a, è in grado di limitare l'espansione delle cellule staminali e può quindi contrastare più efficacemente la progressione del tumore". Questo perché è sufficiente una singola cellula staminale tumorale a far rigenerare il tumore, anche dopo che il paziente è stato sottoposto a un intervento chirurgico e alla terapia farmacologica.

La scoperta definisce un nuovo fronte di ricerca applicativo per l'identificazione di farmaci in grado di colpire selettivamente la componente staminale del tumore, interrompendone la proliferazione.

Oggi si ritiene che dalle cellule staminali tumorali dipendano sia la progressione della malattia sia le recidive. "La nostra speranza - dice Nicassio - è portare avanti con successo questi studi".

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