Venerdì, 19 Ottobre, 2018

Il dietrofront del governo sul deficit

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Esposti Saturniano | 05 Ottobre, 2018, 09:42

Avevamo annunciato una manovra seria responsabile e coraggiosa. "Il paese riparte, creiamo tute le premesse per poter essere orgogliosi di essere italiani", ha affermato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Oggi il governo Lega-M5S presenterà il Documento di economia e finanza in Parlamento. 'In un anno dimezziamo il gap di crescita con Ue, debito scenderà al 126,5, disoccupazione fino al 7%'.

Poi arriva il turno del ministro Giovanni Tria, che parla di una manovra "di qualità" che utilizza "investimenti pubblici come strumento principale per lavorare sulla crescita".

Poi Moscovici, commentando, le parole di Luigi di Maio sulle dichiarazioni dei commissari Ue, dice che "la Commissione europea ha un ruolo istituzionale, iscritto nei trattati, che applica e che fa in modo assolutamente tecnico".

Il governo M5S-Lega ha intenzione di lanciare la flat tax al 15% per le partite Iva da subito. "Ma in questa cifra ci saranno anche l'aumento delle pensioni di invalidità, il quoziente familiari, un premio alle famiglie numerose con contributo alla natalità", spiega il vicepremier. Ieri la giornata di Borsa si è chiusa con lo spread che ha superato quota 300 e il rendimento dei titoli di Stato decennali che ha raggiunto il 3,44%, toccando in massimi dal 2014 (Il Sole 24 Ore). "Se la matematica non è un'opinione, se ce ne sono 7-8 per la Fornero, ce ne sono 8 per il reddito", chiarisce Salvini.

Ad attaccare il governo sulla manovra è l'ex segretario del Partito democratico Matteo Renzi, che su twitter punta il dito contro Salvini e Di Maio, colpevoli di usare "il manganello web contro Junker". Ci guardiamo bene dal fare ingerenze nella politica interna, non lo facciamo e non lo faremo, siamo semplicemente i guardiani dei trattati. Niente per le imprese, niente per chi produce. Lo scrive su Twitter Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. Ma al di là delle schermaglie con l'Europa, il vertice a Palazzo Chigi è servito per preparare ciò che conta di più: i testi, i numeri, le tabelle. Ancora chiacchiere e promesse.

Il 2,4% fissato dall'Italia per l'anno prossimo potrebbe comportare il rischio possibile che "il deficit strutturale non sia nella traiettoria fissata dal patto di stabilità e crescita".

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