Martedì, 22 Ottobre, 2019

Manovra: Tria, "Ho giurato nell'esclusivo interesse della nazione"

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Esposti Saturniano | 28 Settembre, 2018, 03:53

L'alleato cinquestelle arriva pochi minuti dopo: "Abbiamo portato a casa la manovra del popolo che per la prima volta nella storia di questo Paese cancella la povertà grazie al reddito di cittadinanza, per il quale ci sono 10 miliardi, e rilancia il mercato del lavoro anche attraverso la riforma dei centri per l'impiego". E invece no: i due vicepremier non ci stanno.

Vengono insomma resi noti gli obiettivi sul fronte dei conti pubblici e si capirà, finalmente, chi avrà avuto più coraggio nel fare un passo indietro tra il duo Di Maio-Salvini - i quali vorrebbero entrambi una manovra di oltre 30 miliardi - e il ministro Tria, più raziocinante, che vorrebbe rispettare gli impegni dell'Italia sull'abbattimento del debito pubblico. L'Istituto di previdenza, ha continuato la nota, si è semplicemente limitato a valutare i costi e la fattibilità del reddito di cittadinanza, e lo stesso non è intenzionato a presentare alcuna proposta "alla squadra del Movimento 5 Stelle al Ministero dell'Economia".

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana. Inoltre, ha affermato: "Stiamo studiando meccanismi di accompagnamento delle amministrazioni pubbliche nel fare investimenti". Quindi ha rassicurato i commercianti sul fatto che non scatterà il temuto aumento del prossimo anno. Questo è uno stralcio dell'audio diffuso sui media e che riguarda Rocco Casalino, portavoce del Governo. Fonti leghiste citate dall'Huffington Post fanno sapere che alla fine un punto d'incontro potrebbe trovarsi a metà strada tra le richieste iniziali del titolare del Tesoro (1,6 per cento) e quelle dei partiti (2,4 per cento) e cioè a quel 2% che sarebbe anche meglio spendibile rispetto ad un'opinione pubblica che guarda alla Manovra con grande interesse. Maggiori indicazioni arriveranno comunque dal Def che - ha detto Tria - verrà presentato domani. "Le cose si fanno o non si fanno - scandisce il vicepremier -". Poi, ognuno è libero di assumere le decisioni che vuole. Dobbiamo dimostrare ai mercati che la manovra è di crescita, ma non crea dubbi sul nostro debito. La prima prevedrebbe l'1,9% con il recupero di qualche altro decimale nella manovra; la seconda fisserebbe il deficit poco sopra il 2 ma con una quota importante in investimenti.

Stando a quanto racconta oggi il Corriere della Sera (articolo di Enrico Marro) Tria in queste ore e in questi giorni si trova a decidere se subire i diktat del M5S (che vogliono addirittura far salire il deficit/pil al 2,4% dall'1,6% programmato dal ministro) o gettare la spugna con dimissioni che risulterebbero, ovviamente, clamorose.

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