Mercoledì, 12 Dicembre, 2018

Primo trapianto di faccia in Italia: in equipe un chirurgo calabrese (precario!)

In corso il primo trapianto di faccia in Italia Roma, il primo trapianto di faccia in Italia
Machelli Zaccheo | 27 Settembre, 2018, 10:38

"Le condizioni generali della donna - scrivono i medici in una nota - sono buone e non ci sono preoccupazioni per la sua vita".

Una equipe dell'ospedale Sant'Andrea di Roma, annuncia il Centro nazionale trapianti, sta effettuando quello che passerà alla storia come il primo trapianto di faccia nel nostro paese. "L'intervento chirurgico è tecnicamente riuscito, tuttavia i tessuti trapiantati hanno manifestato, durante la notte scorsa, segni di sofferenza del microcircolo per sospetto rigetto".

La prossima mossa dell'équipe, coordinata dal chirurgo plastico e ricostruttivo Fabio Santanelli, sarà una ricostruzione temporanea con tessuti della paziente nell'attesa di una ulteriore ricostruzione con un nuovo donatore.

"Gestisco il Registro mondiale dei trapianti non salvavita: finora sono circa 35 i casi di trapianto totale o parziale di faccia eseguiti in tutto il mondo".

Dopo l'intervento di 27 ore, la 49enne è ricoverata in isolamento nel reparto di terapia intensiva post operatoria ed è in prognosi riservata. La donatrice di pelle, fasce muscolari e cartilagine è una 21enne morta in un incidente stradale nel Lazio. La persona su cui è stato fatto l'intervento è una donna di 49 anni affetta da neurofibromatosi, una malattia ereditaria che causa la comparsa di numerosi tumori della pelle deturpanti.

L'eventualità che un paziente che ha ricevuto un trapianto di faccia possa avere un rigetto, ipotesi avanzata per la donna operata al Sant'Andrea di Roma, è tutt'altro che rara. In questo caso è come se i 'rubinetti' che portano il sangue al lembo fossero rotti: "l'incubo dei microchirurghi, qualcosa di molto diverso dal rigetto", spiega Lanzetta.

Oltre alla compatibilità, negli ultimi anni i medici utilizzano la terapia immunosoppressiva: si tratta di farmaci che sono in grado di inibire alcune funzioni del sistema immunitario che potrebbero portarlo a scatenarsi contro l'organo nuovo riconoscendolo 'non-self' fino al rigetto.

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