Domenica, 18 Novembre, 2018

Copyright, Di Maio: "La censura una vergogna europea: daremo battaglia"

Copyright, il Parlamento Europeo approva la riforma La riforma del copyright approvata dal Parlamento Europeo. Cosa accade a Facebook e Google?
Evangelisti Maggiorino | 13 Settembre, 2018, 15:54

La direttiva - che era stata bocciata due mesi fa dallo stesso Parlamento europeo - è stata approvata con 438 voti favorevoli, 226 contrari e 39 astensioni. Il via libera della plenaria apre ora la strada ai negoziati con il Consiglio per arrivare all'approvazione finale. Grande soddisfazione ha espresso il relatore del provvedimento, il popolare tedesco Axel Voss, che ha dichiarato: "E' un buon segnale per l'industria creativa e culturale europea". Così il vicepresidente della Commissione Ue al mercato digitale Andrus Ansip e la commissaria al digitale Mariya Gabriel dopo il voto a Strasburgo, assicurando di essere "pronti a iniziare a lavorare con Parlamento e Consiglio in modo che la direttiva sia approvata il prima possibile, idealmente entro la fine del 2018".

Il testo prevede anche un rafforzamento della posizione negoziale degli autori e artisti "consentendo loro di esigere una remunerazione supplementare da chi sfrutta le loro opere", se il precedente compenso corrisposto è basso e sproporzionato rispetto ai benefici che ne derivano.

I giganti del web come Facebook o YouTube dovranno remunerare i contenuti prodotti da artisti e giornalisti, e diventano responsabili per le violazioni sul diritto d'autore dei contenuti da loro ospitati.

Gli snippet, ovvero foto e breve testo di un articolo, sono stati inseriti in quanto "il 50-60%" dei lettori delle news online non legge oltre lo snippet, senza andare quindi sui siti dei media. Anche i meme come le parodie sono esclusi. Questo creerebbe un onere incredibile per le piccole piattaforme e potrebbe essere utilizzato come meccanismo di censura diffusa.

Ma i tanti sostenitori della norma sostengono che siti come GitHub e Wikipedia non saranno toccati dall'articolo 13. I sostenitori della direttiva hanno chiarito che le piattaforme "minori" e quelle "non profit" non saranno toccate, ma i criteri in base ai quali tutto questo sarà definito non sono specificati.

La politica. Da Roma Luigi Di Maio si è scagliato contro l'Europarlamento: "È una vergogna, stiamo entrando in uno scenario da Grande Fratello di Orwell". E' stato il primo commento via Twitter del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. La naturale spinta verso il rafforzamento dei monopoli però garantisce che nessun creatore di contenuti avrà voce in capitolo su come e quanto sarà pagato, perché non avrà alternative se non accettare i termini offerti dalle piattaforme stesse.

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