Domenica, 23 Settembre, 2018

Svezia: populisti crescono ma si fermano al 17,7%

Elezioni Svezia, l’ultradestra xenofoba vola al 17.7%. Socialdemocratici aprono a centrodestra:… Svezia, i cittadini dopo il voto: "devono trovare un accordo"
Evangelisti Maggiorino | 12 Settembre, 2018, 13:26

SEconda forza i Moderati con il 19,8%. In primis gli ex comunisti, Sinistra, che si sono aggiudicati l'8%. L'ultradestra, che qui ha riferimenti addirittura di ispirazione nazista, avanza, in modo consistente, di quasi cinque punti, e va vicinissima al 18 per cento diventando il terzo partito svedese. Resta il successo della forza di estrema destra rispetto al 12,9% delle precedenti elezioni del 2014. Il cambio EUR/SEK ha toccato un minimo intraday a 10,42, importante supporto visto che rappresenta anche l'ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci dell'ascesa evidenziata nel mese di agosto. Il partito al governo ha accolto le preoccupazioni della popolazione e ha reso più stringenti la normativa relativa ai richiedenti asilo, ma i Democratici svedesi continuano a opporsi affermando che le politiche di accoglienza vigenti rappresentano una minaccia per il welfare della nazione.

Tradotto in seggi, la coalizione di sinistra, che riunisce il Partito socialdemocratico al governo, il Partito dei Verdi e della Sinistra, avrebbe 144 dei 349 seggi in Parlamento, uno-due in più rispetto alla coalizione di opposizione di centro-destra. Rispetto alle previsioni della vigilia l'ultradestra è ridimensionata, ma appare difficile realizzare una coalizione di governo. Sfruttato politicamente dagli Svedesi Democratici, che hanno denunciato in maniera martellante - con toni spesso violenti - i problemi dell'integrazione, tra segregazione residenziale e gang criminali.

Anche il primo ministro svedese Stefan Lofven e leader dei socialdemocratici ha commentato i primi risultati respingendo le richieste di quanti ne chiedevano le dimissioni e ha detto che intende 'restare al lavoro', dopo le elezioni che hanno segnato la peggiore performance del suo partito. Quindi c'è poco da cullarsi sugli allori, come di solito fanno dalle parti di Bruxelles e di Berlino. Ma la strada per la formazione del nuovo governo sarà lunga e complicata e non si escludono nuove elezioni. Questo è il fatto più grave dell'allarme che si è creato. Anche oggi, segnali di tensione sono arrivati da aggressioni, ai seggi, di militanti neonazisti contro giornalisti ed elettori.

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