Mercoledì, 15 Agosto, 2018

Amnesty accusa Italia e Paesi Ue sui migranti: 'Collusi con la Libia'

Amnesty International: “L’Italia usa le vite dei migranti come merce di contrattazione”
Evangelisti Maggiorino | 10 Agosto, 2018, 23:37

Una storia che non è solo una tragedia, ma anche una grande vergogna per il nostro Paese: "Persone disperate sono state lasciate in mare con cibo, acqua e riparo insufficienti, mentre l'Italia tenta di aumentare la pressione politica per ottenere una condivisione di responsabilità con altri stati europei".

Matteo De Bellis, ricercatore di Amnesty che ha condotto lo studio, ha spiegato: "Nonostante il calo del numero di persone che cerca di attraversare il Mediterraneo negli ultimi mesi, il numero dei morti in mare è salito". La responsabilità è dei governi che invece di provare a salvare vite umane, sono preoccupate a tenere fuori i migranti. De Bellis ha affermato ancora: "Le politiche europee hanno autorizzato la Guardia costiera libica a intercettare le persone in mare, tolto la priorità ai salvataggi e ostacolato il lavoro vitale delle Ong di salvataggio".

Secondo l'Ong, "i governi europei sono collusi con le autorità libiche per contenere in Libia i rifugiati e i migranti, a dispetto degli orribili abusi che rischiano per mano della Guardia costiera libica e nei centri di detenzione in Libia. I piani per espandere questa politica di esternalizzazione nella regione sono profondamente preoccupanti".

Per quanto riguarda la questione migranti, in Italia tiene banco ancora la vicenda Asso 28. "I fallimenti dell'Europa su rifugiati e migranti nel Mediterraneo centrale" è il titolo di un rapporto di 27 pagine in cui l'Organizzazione non governativa sostiene che, soltanto fra giugno e luglio scorsi, siano morte più di 721 persone in mare.

Nel briefing pubblicato oggi, "Fra il diavolo e il mare profondo". "Virtualmente - scrive Matteo de Bellis, ricercatore di Amnesty esperto di asilo e migrazione - sono tutte persone intercettate in mare e riportate in Libia dalla Guardia costiera libica che è equipaggiata, addestrata e supportata da governi europei".

In risposta, l'Italia ha iniziato a chiudere i porti alle navi che trasportavano persone soccorse. Ritardi non necessari nello sbarco costringono le persone che necessitano di assistenza urgente - compresi i feriti, le donne incinte, i sopravvissuti alla tortura, le persone traumatizzate da naufragi e minori non accompagnati - a rimanere in mare per diversi giorni. C'è anche l'episodio di Josefa: nella notte tra il 16 e 17 luglio, la donna era stata trovata abbandonata in mare - insieme ad altri due corpi- su un'imbarcazione che stava affondando dopo un intervento della Guardia costiera libica.

Italia, Malta e l'Europa sono colluse coni libici e utilizzano i migranti come "moneta di scambio". "E oltre a tutto questo, le autorità italiane e maltesi hanno calunniato, intimidito e criminalizzato le eroiche Ong che cercano di salvare vite in mare, hanno negato alle loro barche il permesso di sbarcare e le hanno anche sequestrate", ha concluso de Bellis.

"L'Italia e gli stati e le istituzioni europee devono agire urgentemente per rendere il salvataggio in mare una priorità e assicurare che le persone salvate siano rapidamente fatte sbarcare in paesi dove non saranno esposte a violazioni gravi e dove possano chiedere asilo".

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