Venerdì, 19 Ottobre, 2018

Interventi sui privilegi sindacali. Le pensioni nel mirino di Di Maio

Pensioni Cgil a Di Maio nessun privilegio per sindacalisti Pensioni d'oro sindacalisti: il Governo si impegna ad eliminare tutti i privilegi
Esposti Saturniano | 06 Agosto, 2018, 15:57

La Quota 100 per rendere più flessibile l'uscita dal lavoro sarà introdotta già nel 2019; la conferma è arrivata dall'ultimo vertice di Palazzo Chigi prima delle vacanze estive, durante il quale il Consiglio dei Ministri ha individuato in 20 miliardi di euro nella Legge di Bilancio 2018 come la somma necessaria per attuare i primi provvedimenti su riforma delle pensioni, flat tax e reddito di cittadinanza. Insomma, è come se il Governo volesse dire: "La Quota 100 c'è ma usatela con moderazione".

Discorso diverso per la ormai nota Quota 41, che permetterebbe di andare in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica.

Pertanto le pensioni d'oro saranno tagliate a settembre e la sforbiciata riguarder "i pensionati d'oro ex manager di Stato, i grandi pensionati che da quattromila euro in su non hanno versato i contributi e prendono pensioni anche di ventimila euro al mese, ma anche per i sindacalisti". Dice che il governo vuole "eliminare ogni privilegio perché i cittadini sono tutti uguali e devono essere trattati alla stessa maniera: questo vale anche per le pensioni dei sindacalisti e nulla osta a metter mano a questo dossier". Difatti, non potranno accedere al pensionamento tutti coloro che maturano 63 anni di età anagrafica e 37 anni di anzianità contributiva. Dunque, la quota 41, dovrebbe slittare al 2020 invece quota 100 dovrebbe essere ricompresa nella prossima legge di Bilancio, per entrare quindi in vigore nel 2019.

Tuttavia, secondo quanto riferito da "Today", il provvedimento di quota 100 avrà dei possibili paletti. Ergo, per i tre anni che separano il neo pensionato dal raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia questo non potrà riprendere a lavorare.

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