Mercoledì, 14 Novembre, 2018

Lavoro, Di Maio: 'Non c'è record di occupazione, ma di precariato'

Di Maio Dati Istat? E record di precariato Decreto dignità, addio alla precarietà. Stasera al Consiglio dei Ministri
Esposti Saturniano | 04 Luglio, 2018, 18:40

Niente da fare: le norme relative sono state stralciate, con il testo definitivo del Decreto Dignità che si limita a riformulare alcune questioni residuali.

Contro la delocalizzazione attuata da imprese che abbiano ottenuto dallo Stato aiuti per impiantare, ampliare e sostenere le proprie attività economiche, il decreto dignità prevede, che "l'impresa beneficiaria" dell'aiuto pubblico decada dal beneficio concesso e sia sottoposta a sanzioni pecuniarie "di importo da 2 a 4 volte quello del beneficio fruito".

Le misure anti delocalizzazione si applicano con modalità specifiche anche a chi ha beneficiato dell'iperammortamento e del credito d'imposta per ricerca e sviluppo.

"Ci stiamo lavorando anche con i nostri sottosegretari".

Nel decreto si prevedono ritocchi al redditometro, lo slittamento della scadenza dello spesometro al 28 febbraio (dal 30 settembre) e lo stop allo split payment solo per i professionisti. Non ci sarà la norma sull'abolizione dello staff leasing, cioè l'opzione che permette alle aziende di assumere persone a tempo indeterminato per poter poi girarle attraverso contratti di somministrazione. La presentazione del decreto dignità è il primo atto del governo sui temi sociali e del lavoro e diventa però una dimostrazione dell'unità del governo M5s-Lega: "Ieri eravamo un governo di destra, ora di sinistra - dice Di Maio - E' che finalmente siamo un Paese orgoglioso di essere l'Italia, con un governo che comincia a difendere le fasce più deboli della popolazione". Insomma, anche per il governo del cambiamento la strada della soluzione dei problemi si presenta, a dispetto di tutti gli annunci, alquanto in salita. Il vicepremier Luigi Di Maio l'ha definito la "Waterloo del precariato". Dall'altra parte per quanto riguarda i finanziamenti pubblici alle imprese, invece, per il ministro del Lavoro e dello Sviluppo "se prendi soldi" e riduci l'occupazione questi benefici andranno restituiti "proporzionalmente a quanti hai licenziato, in una soglia tra il 10 per cento e il 50 per cento, oltre il 50 richiediamo indietro tutti i contributi" e questo "consentirà di finanziare le altre imprese oneste che vogliono lavorare con lo Stato".

A partire delle misure di contrasto al precariato, con l'abbassamento del tetto di durata massima dei contratti a termine sceso da 36 a 24 mesi massimo.

"Se saremo bravi a investire nei settori giusti, ad abbassare il costo del lavoro in maniera selettiva nei vari settori che sono competitivi, possiamo creare circa 13 milioni di posti di lavoro intorno alle nuove professioni".

Diamo per scontato che le intenzioni del ministro del Lavoro nella stesura del decreto "dignità" siano buone (ed è già molto, visto che un simile atteggiamento non ha mai contraddistinto né il ministro, né gli esponenti del Movimento 5 stelle e meno che mai quelli della Lega, per i quali gli avversari politici sono in generale "nemici del popolo" asserviti a interessi stranieri o delle élite e comunque insensibili a quelli degli "italiani"). Anche perché fra gli esclusi dal mondo del lavoro e che devono in qualche modo con i cosiddetti "lavoretti" non ci sono solo i rider.

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