Giovedi, 16 Agosto, 2018

Pos, stop alle sanzioni per chi non accetta i pagamenti con carte

Pos, stop alle sanzioni per chi non accetta i pagamenti con carte POS obbligatorio senza sanzioni per chi non accetta pagamenti con carte e bancomat
Esposti Saturniano | 08 Giugno, 2018, 13:41

Con il precedente parere n. 1104/2018 dello scorso 23 aprile, il Consiglio di Stato aveva sospeso il giudizio sullo schema di regolamento del MiSE recante la definizione delle modalità, dei termini e degli importi delle sanzioni amministrative pecuniarie - pari a 30 euro riducibile a un terzo in caso di versamento tempestivo - conseguenti alla mancata accettazione dei pagamenti mediante carte di debito e carte di credito. Adesso, il tentativo del ministero dello Sviluppo economico (Mise) di stabilire l'entità della multa a 30 euro, viene stoppato dal Consiglio di Stato.

A questo punto tutto passa nelle mani del nuovo Esecutivo, che dovrà decidere se e come intervenire.

In buona sostanza, non hanno un fondamento di legge le sanzioni previste per professionisti e commercianti che non accettano dai clienti i pagamenti con carta.

Con il parere depositato il primo giugno, dal Consiglio di Stato, rimane quindi l'obbligo per chi vende prodotti o presta servizi di possedere strumenti in grado di consentire il pagamento tramite carte, ma non è prevista alcuna sanzione in caso di mancata installazione del Pos o di mancata accettazione del pagamento. Prima il legislatore individua la norma giusta prima si potrà dare una netta accelerata ai pagamenti digitali in Italia, che sono il fanalino di coda in Europa, come emerge dall'ultima relazione annuale della Banca d'Italia: nel nostro Paese sono circa 2,5 milioni i Pos installati, tanti, ma poco utilizzati. Come detto, l'obbligo del pos, è stato introdotto dal decreto Crescita del 2012. Infatti le operazioni per terminale sono appena 1.373 ogni anno:a Londra sfiorano le 7mila, a Parigi sono più di 6mila, a Berlino oltre 3mila e in Olanda quasi 14mila. Molti liberi professionisti non si sono adeguati a quanto previsto dalla norma e una delle ragioni a cui si sono appellati risiede principalmente nel costo elevato che avrebbe dotarsi della linea e dell'attrezzatura necessarie.

"E' evidente - conclude il presidente dell'Ascom - che più che un ostruzionismo degli operatori, la "difficoltà" di utilizzo della moneta elettronica è una questione che va ricondotta alle abitudini degli italiani, siano essi consumatori o commercianti, con un occhio di riguardo ai costi bancari, quelli sì senza confronti in Europa". Secondo il Consiglio di Stato "l'obiettivo di una efficace lotta al riciclaggio, all'evasione e all'elusione fiscale - da incentivare attraverso la completa perimetrazione del quadro giuridico di riferimento, anche mediante la sua omogeneizzazione - deve, però, necessariamente essere conseguito con l'adozione di provvedimenti rispettosi, sotto l'aspetto formale e sostanziale, dei principi fondamentali dell'ordinamento giuridico". In questo modo, la sanzione andrebbe applicata anche a chi non accetta la moneta di plastica. Tale decreto non prevedeva però alcuna sanzione amministrativa in caso di inadempienza.

Se non fosse che il richiamo all'articolo 693 non risulta "condivisibile sul versante strettamente giuridico".

Dopo aver ampiamente argomentato le sue considerazioni, il Consiglio di Stato spiega che la legge, nel rimandare ad un regolamento la predisposizione delle sanzioni pecuniarie, non rispetta il "principio costituzionale della riserva di legge".

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