Martedì, 16 Ottobre, 2018

Migranti, Tunisi convoca l'ambasciatore italiano

Salvini, non stravolgo lavoro Minniti, Merkel, ora i fatti Migranti, la Tunisia convoca l'ambasciatore italiano: "Stupore per le parole di Salvini"
Evangelisti Maggiorino | 06 Giugno, 2018, 16:45

Il leader della Lega spiega che i rapporti con la Tunisia in realtà sono ottimi.

E' stata garbata ma pur sempre una protesta diplomatica la mossa di Tunisi per le parole pronunciate ieri da Matteo Salvini in Sicilia sul problema dei migranti che sbarcano in Italia provenienti dal paese africano. A partire dallo scontro diplomatico con il governo di Tunisi.

LEGGI ANCHE: Salvini: "La Tunisia esporta galeotti". Le frasi del titolare del Viminale "indicano una conoscenza incompleta dei vari meccanismi di coordinamento esistenti tra i servizi tunisini e italiani". Lo si apprende da una nota del ministero degli Esteri tunisino nella quale si esprime la necessità di "comunicare con il nuovo governo italiano per promuovere la cooperazione, le relazioni amichevoli e strategiche tra i due Paesi". Ma questa alternativa deve essere plurale, definita senza paura di ammettere che si tratta di questioni complicate e non risolvibili a colpi di tweet.

Questo cerbero a tre teste che ha come Premier-fantoccio Conte e come "consiglieri" e vicepremier decisionisti Salvini e Di Maio sta iniziando a muoversi con non poche difficoltà. La missione era stata approvata dal Parlamento lo scorso gennaio, ma è naufragata dopo il rifiuto delle autorità di Niamey di dar seguito agli accordi. E dalla Tunisia, i migranti non partono sulle carrette del mare. Non solo. I numeri ufficiali, a differenza di quanto avveniva per gli arrivi dalla Libia, vanno letti per difetto. Non c'è da sorprendersi se l'arrivo del governo degli "Italians first" sia accolto con diffidenza e preoccupazione, ma anche con un "cavoli loro, in fondo"...

Centri di questo tipo - destinati non ai richiedenti asilo, ma agli irregolari destinatari di provvedimento di espulsione - sono già previsti dal decreto Minniti dell'aprile 2017: non si chiamano più Cie (Centri di identificazione e di espulsione) ma Cpr, "Centri di permanenza per il rimpatrio", secondo il provvedimento voluto dall'ex capo del Viminale doveva essercene uno in ogni Regione da 150 posti al massimo ma fino a oggi quelli aperti sono solo 6 (Torino, Roma, Bari, Brindisi, Caltanissetta e Potenza) per poche centinaia di posti rispetto ai complessivi 1.600 previsti a regime. E dopo il blocco della partenze dalla Libia, con un calo dell'85 per cento, la nuova rotta è aperta.

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