Martedì, 17 Luglio, 2018

Brindisi, la mafia della SCU: 12 arresti. Vendetta contro il pm

Brindisi, 12 arresti nella Sacra corona unita/ Pizzini dal carcere per colpire pm antimafia Brindisi. Operazione antimafia intercetta flusso di pizzini in un carcere di massima sicurezza
Evangelisti Maggiorino | 15 Mag, 2018, 21:46

La complessa indagine coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Lecce ed eseguita dalla squadra Mobile di Brindisi, in collaborazione con la polizia penitenziaria di Terni, ha portato all'arresto complessivo di dodici persone. Campana è il presunto capo dell'associazione mafiosa che la polizia ritiene di aver sgominato con i 12 arresti eseguiti ieri mattina ed è il fratello del boss Francesco, ritenuto uno dei vertici della Sacra corona unita locale. L'inchiesta della Squadra mobile è partita da indagini svolte all'interno di un carcere di massima sicurezza in cui sono detenuti noti esponenti della Sacra corona unita brindisina: dai colloqui registrati è emersa una vera e propria chiamata a raccolta effettuata da due personaggi di spicco dell'organizzazione mafiosa finalizzata a ricostituire un gruppo criminale autonomo e a fornire direttive a complici in libertà residenti in vari comuni della provincia di Brindisi. Nel corso delle indagini è stato anche intercettato il flusso di cosiddette "sfoglie" (pizzini) tra i soggetti coinvolti e sono state supportate dalle dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia.

Brindisi, 12 arresti nella Sacra corona unita: pizzini dal carcere per colpire pm antimafia. Gli arrestati sono: Raffaele Martena, 32 anni già detenuto, Antonio Campana, 39 anni, già detenuto, Juri Rosafio, 41 anni, Igno Campana, 63 anni, Ronzino De Nitto, 43 anni, Fabio Arigliano, 47 anni, Mario epifani, 37 anni, Andrea Martena, 32 anni, Andrea Polito, 29 anni, Vincenzo Polito, 33 anni, Enzo Sicilia, 33 anni, Nicola Magli, 37 anni, già detenuto. Per tutti è stata contestata anche l'aggravante di appartenere ad un'associazione armata. Tali circostanze, portate all´attenzione dell´A.G. inquirente, hanno determinato quest´ultima nell´attuare, in concomitanza con l´esecuzione delle misure cautelari emesse, un´ampia attività di controllo sia sui destinatari del provvedimento già detenuti sia su altri reclusi che hanno avuto contatti con i capi e/o promotori dell´associazione mafiosa di cui si è detto.

Campana tramite il telefono seuqestrato aveva espresso una chiara minaccia nei confronti del pm che in passato lo aveva indagato e fatto condannare all'ergastolo.

L'introduzione di questo filo diamantato, sarebbe avvenuta attraverso una cintura, indossata da un familiare del detenuto, autorizzato all'ingresso per un colloquio in carcere.

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