Domenica, 23 Settembre, 2018

"L'aborto è la prima causa di femminicidio": manifesti shock a Roma

“L'aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo”: i manifesti provocazione della destra prolife «L'aborto prima causa di femminicidio»: i manifesti choc a Roma, ecco perché
Evangelisti Maggiorino | 15 Mag, 2018, 01:33

Il 22 maggio 1978 fu promulgata "Legge 22 maggio 1978, n.194 - Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza", meglio conosciuta come legge sull'aborto.

Ancora oggi, però, la legge sull'aborto rappresenta un tema di grande dibattito con molte associazioni (soprattutto cattoliche) che considerano l'aborto un vero e proprio omicidio. Si sono sollevate tantissime proteste in rete contro la campagna di sensibilizzazione sociale, che comprendono anche degli appelli alla sindaca di Roma Virginia Raggi per la rimozione dei manifesti. La causa dei femminicidi avvengono per mano di fidanzati, mariti, famigliari che decidono di uccidere le donne in quanto le ritengono di loro proprietà e di poter decidere sulle loro vite aggiungono -.

"Chiediamo alla Sindaca Virginia Raggi di intervenire immediatamente per far rimuovere questo vergognoso manifesto, affisso in via Salaria a Roma da uno dei gruppi a nostra parere pro-odio e contrari alla libertà di scelta delle donne - scrive ad esempio Rebel Network -". Una "una nuova orribile campagna di disinformazione contro le donne da parte di organizzazioni estremiste che associa l'aborto al femminicidio" la definisce la senatrice del Pd Monica Cirinnà. "Chiediamo un tempestivo intervento perché il manifesto venga rimosso al più presto", ha aggiunto la Balì.

Filippo Savarese, direttore delle campagne di CitizenGo Italia, ha dichiarato alla Rai: "Negli ultimi anni le istituzioni hanno denunciato con sempre maggior forza il fenomeno dei 'femminicidi' e della violenza sulle donne, ma ci si dimentica di dire che la prima causa di morte per milioni di bambine (così come di bambini) nel mondo è l'aborto, che provoca anche gravissime conseguenze psicologiche e fisiche per le donne che lo praticano".

"È in atto - spiega CitizenGO lanciando la propria campagna - il tentativo di censurare e silenziare chi afferma la verità sull'aborto, che sopprime la vita di un bambino e ferisce gravemente quella della donna".

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