Venerdì, 20 Settembre, 2019

Paolo Sorrentino: 'Loro è un film di sentimenti universali'

Con “Loro” alla corte di Silvio Loro 1: Sorrentino racconta Berlusconi tra finzione e realtà (VIDEO)
Deangelis Cassiopea | 02 Mag, 2018, 20:54

Loro 1 di Paolo Sorrentino: chi sono nella realtà i personaggi del film? "Non volevo fare un film ideologico o schierato, il dibattito su berlusconismo e anti berlusconismo arriverebbe fuori tempo massimo".

"Ho voluto puntualizzare la dimensione dei sentimenti che stanno dietro l'uomo politico e certi personaggi del film". Sembra che l'ottimo lavoro di Luca Bigazzi alla fotografia, tra luci nette, composizioni del quadro originali e illuminazione surreale, possa giustificare il desiderio di tenere il piede in due scarpe: segnatamente la fascinazione per le orge berlusconiane e il ribrezzo moralista, a voler soddisfare sia lo spettatore (e l'elettore) compiacente perché in fondo invidioso che quello impettito nel suo sentirsi nel giusto. Anche quando persone lenon ci piacciono o sono moralmente discutibili. La signora inizialmente è riottosa, ma via via l'ex immobiliarista trova le parole "giuste" per interessarla e per venderle un appartamento. Conosce i suoi "sogni".

Quando si ha a che fare con personaggi reali tutto diventa più complicato. Poco da aggiungere se non consigliare la visione, che a prescindere dal suo argomento, si pone tra i migliori film del regista Napoletano.

Però, però. C'è l'ingordigia di sesso di un vecchio con l'arroganza del narcisismo danaroso, che pretende di "sedurre" invece di pagare, come se i ruoli d'attrice o gli scranni al Parlamento Europeo (a scelta dell'interessata) non fossero retribuzione. "Faccio fatica a parlare del personaggio reale", ha dichiarato, "perché nella sceneggiatura ho letto cose riferibili a lei, ma che riguardano tutte noi donne che abbiamo vissuto la fine di un amore importante, la paura di invecchiare o la difesa della propria dignità". Quando ci sono in mezzo le paure delle persone non ci sono né vinti né vincitori. Ne servirebbe uno per raccontare Silvio Berlusconi, e sarebbe bello che un regista premiato con l'Oscar per "La grande bellezza" trovasse il suo, senza dover sempre arruolare Silvio Berlusconi tra gli sceneggiatori. La sua politica è mediocre e questo è lunico aspetto che ci ha direttamente coinvolto, buttandoci per un ventennio lontano da qualsiasi forma di crescita economica, sociale, umana.

Il Berlusconi di Sorrentino non è mai vittima di un inganno: è uno che i tradimenti li propone, ma che odia essere tradito ed essere ricattato. In questo risiede, per me, l'attualità del film, non nei fatti, che sono storici. Purtroppo, Sorrentino ha spesso bisogno dei dialoghi per evidenziare questi fattori, e il film scivola talvolta in sequenze fin troppo didascaliche, chiaramente finalizzate a coagulare il pensiero comune: nel dialogo con il senatore indeciso e nel confronto finale con Veronica, non a caso, si concentrano tutte le accuse rivolte a Berlusconi in questi anni, come un pratico bigino a uso e consumo del pubblico. "Tutti i personaggi del film sono spinti da quella paura; non solo Berlusconi, non solo le persone di mezza età, anche i ventenni". Là c'era un Divo nel senso che si attribuiva agli imperatori romani, un personaggio che si muoveva interamente negli spazi della politica con un'introversione che alimentava il segreto.

Toni Servillo spende molta energia per assomigliare a Berlusconi, lasciandone poca per arrivare a toccare le corde più profonde. Se in Loro 1 il racconto del tentativo di ascesa dell'arrivista pugliese Sergio Morra (Riccardo Scamarcio) e della compagna Tamara (Euridice Axan) insieme alle trame di Kira (Kasia Smutniak) corrono paralleli allo sforzo di Silvio di riconquistare Veronica e riappropriarsi del governo che ha perso per 25mila voti, in Loro 2 i due percorsi finalmente si incontrano nella villa in Sardegna, nelle cene "eleganti", nelle feste nel buen ritiro sardo, nella decisione definitiva di Veronica di divorziare. Lui non pianifica, non organizza ma aspetta il momento di rientrare in scena. Ma il sospetto è anche che, qui e ora, in questo mondo e ai tempi della fruizione seriale, abbia comunque avuto ragione lui. Ma non sarà certo il film di Sorrentino a preoccupare Berlusconi: volendo ripercorre la sua (lunga) carriera politica infatti, la satira (apprezzata, odiata, osteggiata) non è mai venuta mancare - nonostante tutto. Rispunta lo stesso quesito cruciale che Nanni Moretti poneva in "Il Caimano": quei 113 miliardi iniziali dell " impero", "da dove sono sbucati?" Qualcuno gli chiede se ha pensato che il film non dispiacera' a Berlusconi e lui replica: "Io non posso fare ipotesi su quanto piacera' agli altri un mio film...".

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