Venerdì, 13 Dicembre, 2019

Alitalia, il prestito ponte nel mirino di Bruxelles

Alitalia indagine approfondita UE su prestito ponte da 900 mln Alitalia, il prestito ponte nel mirino di Bruxelles
Esposti Saturniano | 23 Aprile, 2018, 17:54

"È compito della Commissione garantire che i prestiti che gli Stati membri concedono alle imprese siano conformi alle norme dell'Ue in materia di aiuti di Stato (...) Verificheremo se il prestito concesso ad Alitalia è conforme a tali norme". Il decreto per la proroga arriverà quindi a breve, probabilmente nei prossimi giorni e conterrà anche una nota che prorogherà anche la scadenza del prestito da 600 milioni di euro che il Governo aveva concesso ad Alitalia. L'antitrust di Bruxelles valuterà se il provvedimento che avrebbe dovuto garantire l'operatività della ex compagnia di bandiera sia un aiuto di Stato illegittimo secondo le norme europee.

Bruxelles, si legge in una nota, teme che "la durata del prestito - che va da maggio 2017 fino almeno a dicembre 2018 - superi la durata massima di sei mesi prevista dagli orientamenti per i prestiti di salvataggio", e che l'aiuto non si limiti al minimo.

"Lo scorso maggio avevamo presentato un esposto alla Commissione Ue chiedendo di non autorizzare il prestito perché lo stesso costituiva un illecito aiuto di Stato - spiega il presidente Carlo Rienzi -". Bruxelles infatti ha aperto un'indagine che parte dalla convinzione che il prestito statale costituisca un aiuto di Stato alla compagnia aerea.

La Commissione europea può ordinare al governo italiano di recuperare il denaro qualora il prestito fosse considerato come un aiuto di stato. La compagnia francese fronteggia domani l'undicesimo giorno di sciopero da febbraio dei dipendenti, che chiedono un ritocco del salario.

La Commissione ripercorre poi le tappe e i motivi del prestito da 900 milioni: "Il 24 aprile 2017 il personale di Alitalia ha respinto un piano che prevedeva il taglio dei costi e gli azionisti hanno quindi deciso di non fornire ulteriori finanziamenti all'impresa". La Dg Concorrenza ora indagherà per appurare se queste preoccupazioni iniziali siano confermate oppure no. L'apertura di un'indagine approfondita consente a tutte le parti di fare osservazioni e non pregiudica l'esito dell'indagine.

"Ancora una volta lo Stato ha utilizzato soldi pubblici per salvare una società privata portata alla soglia del fallimento da una gestione scriteriata, costata oltre 8 miliardi di euro ai contribuenti italiani" prosegue Rienzi.

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