Sabato, 18 Agosto, 2018

Foodora, il Tribunale respinge il ricorso dei rider: "Non sono dipendenti"

Le proteste dei fattorini di Foodora a Milano Le proteste dei fattorini di Foodora a Milano
Evangelisti Maggiorino | 12 Aprile, 2018, 01:28

A fianco dell'avvocato Druetta siede Sergio Bonetto, anche lui legale dei rider. Non è escluso che in qualche maniera anche il mondo politico finisca per schierarsi, ma la vere domande da porsi oggi sono almeno due: vogliamo che sia la magistratura a regolamentare la gig-economy? "Basti pensare che i loro movimenti erano costantemente monitorati, c'era un assoluto controllo gerarchico". E' stata perpetrata una discriminazione evidente.

"La controversa sentenza emessa dal Tribunale di Torino in merito ai lavoratori di Foodora, definiti quali collaboratori autonomi", - ha dichiarato la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan - impone una seria riflessione sulla reale condizione di migliaia di donne e di uomini che, al di là dell'inquadramento giuridico, prestano la loro attività in condizioni precarie dal punto di vista retributivo e di protezione sociale. I ragazzi dovevano essere reperibili in maniera costante e continuativa e, tramite un'applicazione, erano monitorati, tracciati e valutati. "L'azienda escluse dai turni chi non era d'accordo - spiega il legale - addirittura un rider ha raccontato che in cambio di notizie sui colleghi, avrebbe avuto un contratto". "O si seguiva nel dettaglio ogni direttiva oppure scattava il licenziamento".

Druetta aveva chiesto un risarcimento di 20mila euro per ciascun lavoratore per la violazione del diritto alla privacy.

A rappresentare Foodora, l'avvocato Ornella Girgenti, con i colleghi Paolo Tosi e Giovanni Realmonte: "Non c'è alcun rapporto di subordinazione - ha detto in aula -". "Erano i rider a decidere quanto e quando dare disponibilità e l'azienda non si è mai vincolata a far lavorare". Non c'è scritto da nessuna parte che il rider deve offrire una disponibilità minima.

A un fattorino che ha segnalato di aver rotto il copertone, sostiene ancora il legale, la risposta dei datori di lavoro e' stata: "non riesci a pedalare anche con il copertone bucato?". "Da un lato manca l'obbligo di lavorare e dall'altro l'obbligo di far lavorare".

Girgenti ha poi posto l'accento su un'altra questione, legata agli improvvisi forfait: "Molti fattorini, all'ultimo momento e principalmente nei giorni di pioggia quando le richieste di consegne sono tantissime, rinunciavano al turno, senza preoccuparsi di cercare un sostituto, senza scusarsi". E' lo stesso avvocato Druetta a spiegare come i rider Foodora fossero sottoposti a continui controlli "come se avessero un braccialetto elettronico", parlando di "un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato", sebbene fossero inquadrati come collaboratori autonomi. Gli avvocati dei fattorini ricorreranno in appello: "Se questo sistema di lavoro è stato ritenuto legittimo, si espanderà".

Altre Notizie