Domenica, 16 Dicembre, 2018

HIV: scoperta una pianta sarda che può bloccare il virus

Virus HIV: può una pianta curare davvero la malattia?
Machelli Zaccheo | 06 Aprile, 2018, 16:12

Individuata in una varietà locale di Iperico una molecola in grado di inibire gli enzimi che regolano la replicazione del virus HIV-1. Caratterizzata inizialmente da un alto tasso di mortalità, si è giunti progressivamente a tenerla sotto controllo grazie all'utilizzo di cocktail di farmaci che, sebbene non del tutto privi di effetti collaterali, hanno modificato molto favorevolmente la sopravvivenza e la qualità della vita delle persone sieropositive.

Una ricerca ha permesso di individuare, nella pianta Hypericum scruglii, una molecola in grado di bloccare gli enzimi che permettono la replicazione del virus HIV. La pianta della famiglia degli Hypericaceae, erbe officinali già note alla medicina popolare, appartiene a una specie esclusiva degli altopiani carbonatici della Sardegna centro-orientale, localizzata in zone abbastanza ristrette, nei Tacchi dell'Ogliastra e nell'area intorno a Laconi (Oristano), caratterizzate da calcari mesozoici.

L'approccio multitarget utilizzato dai ricercatori cagliaritani mira a ridurre il numero di farmaci che un paziente sieropositivo deve assumere, e quindi lo studio pone le basi per un successivo sviluppo di farmaci antivirali. "Questo composto non era mai stato isolato prima di questo studio". L'Hypericum scruglii - la pianta al centro dello studio - è stata individuata in tempi relativamente recenti, ed è stata denominata dall'attuale direttore dell'Orto botanico dell'Università di Cagliari, Gianluigi Bacchetta, in onore del prof. Pare infatti che una pianta sarda sia in grado di bloccare il virus dell'Hiv. Il lavoro e' stato coordinato da Francesca Esposito, virologa, e Cinzia Sanna, botanica, entrambe ricercatrici dell'Ateneo di Cagliari, ed e' frutto di un'ampia collaborazione con altri ricercatori dell'Universita' di Cagliari, delle Universita' della Campania e dell'Insubria e del Max Planck Institute for Chemical Ecology di Jena (Germania). Gli studiosi hanno verificato questo effetto in colture cellulari. La dottoressa Cinzia Sanna, ricercatrice del dipartimento di scienze della vita e dell'ambiente, ha spiegato che la pianta è stata raccolta durante il periodo della fioritura, è stata essiccata e poi da essa si sono effettuate delle estrazioni.

Del gruppo che ha firmato la ricerca fa parte anche Enzo Tramontano, professore di Microbiologia e presidente della Facoltà di Biologia e Farmacia dell'Università di Cagliari, che a proposito della scoperta ha affermato: "Serviranno studi specifici per migliorare la struttura chimica della molecola e renderla più potente".

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