Giovedi, 13 Dicembre, 2018

Tribunale Milano respimge ricorso lavoratrice licenziata da Ikea

Mamma licenziata giudice dà ragione a Ikea Manifestazione dei colleghi di mamma Marica
Esposti Saturniano | 05 Aprile, 2018, 10:46

Marica Ricutti, 39 anni, separata, laureata in scienze alimentari, è stata licenziata dalla multinazionale svedese Ikea dove lavorava da quasi vent'anni nello stabilimento di Corsico, ma il giudice del lavoro ha respinto il ricorso e confermato il provvedimento dell'Azienda. Ikea all'epoca del licenziamento aveva giustificato la decisione sottolineando che "negli ultimi 8 mesi la signora Ricutti" aveva "lavorato meno di 7 giorni al mese e, per circa la metà dei giorni lavorati" aveva "usufruito di cambi di turno e spostamenti di orario, concordati con i colleghi e con la direzione del negozio". Una "valutazione complessiva con questi elementi in piu'" sarebbe stata diversa, considerando anche la "situazione di grave incertezza in cui si trovava la lavoratrice dovuta al comportamento non chiaro dell'azienda".

La donna, divorziata con due figli di cui uno disabile, era stata licenziata il 21 novembre dello scorso anno.

Il giudice che ha analizzato il ricorso ha ritenuto i comportamenti dell'ex dipendente talmente gravi da ledere il rapporto di fiducia che si era creato tra il datore di lavoro ed il lavoratore, consentendo a tal proposito l'adozione del provvedimento disciplinare espulsivo.

Alla fine l'ha spuntata Ikea.

E soprattutto è da escludersi la discriminazione per via dei permessi chiesti per il figlio disabile.

L'avvocato di Ikea Luca Failla ha così commentato: "La decisione - confermata dai testimoni che sono stati ascoltati durante il procedimento - restituisce la verità dei fatti a una vicenda che in questi mesi è stata interpretata in maniera strumentale e di parte, diffondendo tra l'opinione pubblica un'immagine di Ikea che non corrisponde ai valori che esprime nel suo impegno quotidiano verso clienti, dipendenti e fornitori". Secondo il sindacato, il Tribunale non avrebbe tenuto in sufficiente considerazione una serie di questioni sollevate dalla lavoratrice, che in realtà riguarderebbero tutti i lavoratori nella sua condizione e che per questo saranno esposte in una conferenza stampa che verrà prossimamente organizzata.

Secondo quanto rilevato dal Tribunale, dunque, la Ricutti si sarebbe "autodeterminata" gli orari di lavoro in almeno due occasioni, senza neppure avvertire il dirigente responsabile di riferimento; in un episodio, in particolare, avrebbe chiuso di propria iniziativa la cassa del reparto di ristorazione, deliberatamente ritenendo conclusa la propria giornata lavorativa.

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