Lunedi, 16 Luglio, 2018

Cellulari, studio del Ramazzini: "Causano tumori molto rari"

Cellulari, studio del Ramazzini: «Causano tumori molto rari» Antenne e ripetitori per cellulari studio shock: allarme, causano tumori delle cellule nervose
Machelli Zaccheo | 24 Marzo, 2018, 09:43

La ricerca è stata finanziata dai soci e dalle socie dell'Istituto Ramazzini, da Arpa, Regione Emilia-Romagna, Fondazione Carisbo, Inail, Protezione Elaborazioni Industriali (P.E.I.), Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Children With Cancer (UK), Environmental Health Trust (USA). Sono, al momento, 299 sostanze per cui ci sono alcune prove, sebbene non conclusive, che indicano come possano causare tumori. Nei giorni scorsi è stato pubblicato, invece, uno studio tutto italiano effettuato dall'Istituto Ramazzini che ha messo in evidenza le esposizioni alle radiofrequenze dei telefoni cellulari. Circa 2.500 topi sono stati esposti a radiazioni Gsm - lo standard di seconda generazione della telefonia mobile - da 1.8 GigaHertz, tipiche degli attuali ripetitori telefonici, per 19 ore al giorno, dalla fase prenatale e per tutta la loro vita.

La ricerca del Ramazzini ha esaminato esposizioni alle radiofrequenze mille volte inferiori rispetto a quelle utilizzate in un'analisi precedente del National Toxicologic Program americano, e sono stati individuati gli stessi tipi di cancro. Ma non solo, spiega il Ramazzini: "Gli studiosi italiani hanno individuato un aumento dell'incidenza di altre lesioni, già riscontrate nello studio Usa, ovvero l'iperplasia delle cellule di Schwann sia nei maschi ratti che femmine e gliomi maligni (tumori nel cervello) nei ratti femmine alle dosi più elevate".

I ricercatori del hanno infatti voluto testare gli effetti dell'esposizione dell'uomo alle onde provenienti dai ripetitori utilizzando dosi ambientali, da 5, 25 e 50 Volt/metro, simili a quelle che si presentano nell'utilizzo dei dispositivi cellulari nella vita quotidiana. Sono stati accertati, in particolare, "aumenti statisticamente significativi nell'incidenza degli schwannomi maligni, tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all'intensità di campo più alta, 50 V/m". "Il nostro studio - continua Belpoggi - conferma e rafforza i risultati del National Toxicologic Program americano".

Un lieve aumento di tumori al cuore e al cervello, dovuto all'esposizione alle radiazioni a radiofrequenza emesse da ripetitori della telefonia mobile e a quelle, più dirette sull'organismo, emesse dai cellulari.

Il numero di esposti, sottolinea Belpoggi, "è di miliardi di persone, e quindi si tratta di un enorme problema di salute pubblica, dato che molte migliaia potrebbero essere le persone suscettibili a danni biologici da radiofrequenze". Inoltre i nostri dati rafforzano la richiesta di adottare precauzioni di base a livello globale. "Che siano interventi sulle antenne, auricolari incorporati nel telefono, segnalazioni di pericolo nelle istruzioni del cellulare che suggeriscano di tenere l'apparecchio lontano dal corpo o qualunque altro accorgimento tecnico, comunque servono misure urgenti per correre ai ripari". Certo non immagino che si possa tornare indietro nella diffusione di questa tecnologia, ma sono sicura che si possa fare meglio. "La salute pubblica richiede un'azione tempestiva per ridurre l'esposizione, le compagnie devono concepire tecnologie migliori, investire in formazione e ricerca, puntare su un approccio di sicurezza".

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