Domenica, 18 Agosto, 2019

Governo: Meloni, per noi no alternative a c.destra

Ignazio La Russa Che Governo sarà/1. Salvini: “Ridiscuteremo i trattati. Uscita improvvisa dall'euro? Non auspicabile”
Evangelisti Maggiorino | 16 Marzo, 2018, 02:27

Un incontro in cui i tre i leader hanno chiuso a ipotesi di fare accordi di governo con il Pd. "Dopo di me c'è solo il voto", avverte. Lo si apprende da fonti leghiste. "Io sono disponibile a trattare con tutti".

Da parte sua Salvini non ha fretta: è disposto, se non dovesse riuscire subito nel suo scopo di guidare il popolo del centrodestra al governo, a saltare un turno e rimanere all'opposizione. Ecco perché gli azzurri continuano a spingere per un accordo coi dem, ai quali sono pronti ad offrire la presidenza della Camera magari per Dario Franceschini o Roberto Giachetti, cercando però di tenere per sè la presidenza di Palazzo Madama, delicatissima perchè seggiola dove si trova di solito il predestinato a mettere in piedi un "governo istituzionale", del presidente. Unica voce fuori dal coro quella del consigliere del Carroccio che invece ha risposto all'appello della maggioranza pentastellata. A lui martedì sera il Cavaliere e Giorgia Meloni hanno dato il mandato ad incontrare M5S e Lega per cercare una soluzione per le presidenze di Camera e Senato.

Ma se il tentativo di Salvini fallisse? "Secondo noi spetta a noi il primo premier incaricato, e il nostro premier incaricato è Matteo Salvini". "Abbiamo il 43% dei parlamentari", aveva stimato Guido Crosetto nel corso della giornata, rivendicando il diritto per il centrodestra a provarci per primo. "Non ho voluto parlare con nessuno prima di avere avuto un confronto nel centrodestra", ha detto la leader di FDI. "Di quello riparleremo più avanti", si sono detti.

Ma non si può dire no a tutto. Vuole serrare le file in vista dei primi voti che faranno partire la legislatura e far capire di non avere la minima intenzione di farsi da parte. Ma non per indebolire la possibilità che faccia il premier, ma per rafforzarla, perché in una situazione di impasse il presidente della Repubblica dà l'incarico al presidente del Senato.

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