Lunedi, 24 Settembre, 2018

Curare il cancro al seno con la naturopatia? Morta una 46enne Video

Si fa curare dal naturopata per un tumore al seno l'oncologo mette in guardia Curare il cancro al seno con la naturopatia? Morta una 46enne Video
Machelli Zaccheo | 15 Marzo, 2018, 01:36

Il presupposto della naturopatia è che le malattie esistono solo in quanto deviazioni dalla normale funzionalità dell'organismo, indipendentemente da ogni possibile causa esterna e che il potenziamento delle difese naturali è l'unico vero modo di prevenirle e sanarle. Applica metodiche non mediche e non invasive per stimolare nell'individuo le sue capacità di omeostasi, considerando di questo gli aspetti costituzionali e le influenze ambientali.

Una donna siciliana di 46 anni è morta dopo essersi affidata a un naturopata per curare un cancro al seno. E ha scoperto, come riporta ArsTechnica, che nella manciata di casi (appena 281 tra il 2004 e il 2013) di pazienti che si sono curati esclusivamente con le medicine alternative la possibilità di morire a cinque anni dall'inizio del "trattamento" è dalle 2,5 alle 5,7 volte maggiore che per coloro che si sono curati con la chemioterapia, la radioterapia o la chirurgia.

La donna era affetta da tumore al seno.

La donna, infatti, quando ha deciso di abbandonare le cure alternative per la medicina convenzionale si è fatta ricoverare al Cro di Aviano, ma oramai era troppo tardi. Gli autori dello studio hanno spiegato che la probabilità "è risultata in media accresciuta di 2,5 volte". E' indispensabile che queste terapie non interferiscano con le cure. Era l'autunno 2016: "Premetto che sono arrivata al Pronto soccorso in condizioni molto critiche - si racconta - perché avevo seguito i consigli di un naturopata che conoscevo da anni, ma che si è rivelato poi un lupo travestito da agnello, definizione sin troppo generosa per questo personaggio che praticava radioestesia, fiori di Bach, metodo Hamer e poi mi ha ridotta in fin di vita, dolorante, con problemi respiratori, debilitata e sottopeso di 10 chili". Nelle restanti 30 aree non sono stati in grado di trovare geni specifici. "Le parole di quella donna mi risuonano ancora nella testa e di questo caso parlo spesso durante i convegni, perché non si discute mai abbastanza dei trattamenti non convenzionali che non sono per forza di cose dannosi, ma devono essere valutati sempre da un medico". La morte di questa donna dovrà essere da esempio per chi ancora nel 2018 si rivolge per problemi così gravi a presunti scienziati che di queste cose probabilmente non sanno nulla o che operano sfruttando le debolezze dei malati per fare soldi sulla loro pelle.

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