Mercoledì, 12 Dicembre, 2018

Di Maio: 'Tornare al voto non ci spaventa'

Luigi Di Maio Di Maio: "Faremo il possibile per un governo al servizio della gente"
Evangelisti Maggiorino | 13 Marzo, 2018, 19:29

Di Maio non lo dice apertamente, o meglio non può dirlo, ma essenzialmente la sua "offerta", l'idea che porterà al Presidente della Repubblica, è simile a quella di Bersani nel 2013: nessun accordo politico ma il via libera in Parlamento, attivo o passivo, dagli altri partiti alla costituzione di un governo 5 Stelle basato su una serie di punti programmatici (erano 8 quelli di Bersani, sono 20 quelli di Di Maio) su cui il confronto è però aperto. Ovvero tutti quelli che hanno liberamente scelto di non votare per il MoVimento 5 Stelle e per la squadra di governo scelta con criteri suoi dal vicepresidente della Camera.

Ma ha ribadito anche che un eventuale ritorno al voto non lo spaventa. Una strategia che al momento non prevede piani 'B", se non quello già disegnato dallo stesso Di Maio e riassunto nella formula "preparate i popcorn": "aspettare che si formi una maggioranza senza Cinquestelle per vedere poi ulteriormente aumentare i consensi al Movimento. "Aspetto una interlocuzione con le forze politiche, si facciano avanti", ha detto dopo aver precisato che sulle cariche ha deciso tutto lui.

"Chiedo - è il suo appello - responsabilità a tutte le forze politiche: il debito, la disoccupazione, la tassazione delle imprese e la disoccupazione giovanile non aspettano le liti di partito". I riflettori sono puntati sul nodo del programma del M5S e, dopo i recenti fatti di persone in fila per richiedere il reddito di cittadinanza, Di Maio chiarisce: "con il sostegno al reddito non si danno soldi alle persone per non fare nulla ma si avviano politiche attive del lavoro per reinserire chi perde il lavoro". Non siamo disponibili a immaginare una squadra di governo diversa da quella espressa dalla volontà popolare: c'è stata una grande investitura. L'ammonizione di Di Maio si rivolge ancora al vecchio modo di fare politica, che anche in queste ore vede i partiti tradizionali impegnati in questioni interne piuttosto che proiettare l'attenzione verso l'interesse dell'Italia: "a queste elezioni abbiamo assistito non solo alla rovina della sinistra ma di tutti i partiti tradizionali".

"Sfido chiunque - ha detto Di Maio - a dire che il programma M5s è un programma estremista", "abbiamo fatto - ha evidenziato - una campagna promettendo che non avremmo lasciato l'Italia nel caos, che non saremmo usciti dall'euro e basata sul dialogo".

"Le parole di Di Maio sono solo arroganti e per niente utili all'Italia".

"Le nostre misure economiche saranno sempre ispirate alla stabilità del Paese: non vogliamo trascinare le dinamiche economiche nelle diatribe politiche". Credo che oggi Padoan sia stato molto irresponsabile a trascinare le questioni tra Italia e Bruxelles rispondendo "non so" a proposito del futuro dell'Italia. "Tutti siamo chiamati alle responsabilità".

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