Martedì, 18 Settembre, 2018

Mafia, investimenti per finanziare la latitanza di Matteo Messina Denaro: 12 arresti

Mafia, investimenti per finanziare la latitanza di Matteo Messina Denaro: 12 arresti
Evangelisti Maggiorino | 13 Marzo, 2018, 09:37

Le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Palermo coordinate dal procuratore Francesco Lo Voi e dall'aggiunto Paolo Guido stringono il cerchio attorno alla rete di complicità che continua a proteggere il capomafia condannato all'ergastolo per le stragi di Roma, Milano e Firenze del 1993. Si tratta di Vito Nicastri.

Gli arrestati, servendosi anche di professionisti nell'ambito di consulenze agricole e immobiliari, sono riusciti, attraverso società di fatto riconducibili all'organizzazione mafiosa ma fittiziamente intestate a terzi, a realizzare notevoli investimenti in colture innovative per la produzione di legname e in attività di ristorazione.

Le indagini, avviate nel 2014, hanno consentito di individuare i capi delle famiglie della Cosa Nostra di Vita e Salemi e di assicurare alla giustizia diversi gregari.

Vasta operazione stanotte, nella quale sono stati impegnati oltre 100 uomini, tra carabinieri del Nucleo Investigativo di Trapani e del Raggruppamento Operativo Speciale dell'Arma e personale della DIA, finalizzata all'esecuzione di 12 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip presso il Tribunale di Palermo nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e favoreggiamento e fittizia intestazione di beni, tutti reati aggravati dalle modalità mafiose.

Parte del denaro derivante dagli investimenti delle cosche trapanesi di Vita e Salemi azzerate dai carabinieri e dalla Dia sarebbe stata destinata al mantenimento del boss latitante Matteo Messina Denaro, che è ricercato dal 1993. I due clan avrebbero realizzato ingenti guadagni investendo nel settore delle agricolture innovative e della ristorazione.

I Carabinieri, nel corso dell'operazione, hanno sequestrato tre complessi aziendali, comprensivi degli immobili e dei macchinari, fittiziamente intestati a terzi ma ritenuti strumento per il business dell'organizzazione criminale. Matteo Messina Denaro è tornato ad essere un fantasma, e anche i suoi fedelissimi - fiaccati da arresti e sequestri - si lamentano. Lorenzo Cimarosa, cugino del latitante, collaboratore di giustizia, oggi deceduto, parlò di una borsa di denaro passata dalle mani di Nicastri, a quelle del boss Michele Gucciardi e infine al capomafia di Castelvetrano.

Un'indagine che arriva fino a Trapani, dove nuovo capo mafia, come indicato dal pentito Cimarosa, sarebbe Franco Orlando, ex consigliere comunale del Psi, uomo d'onore riservato per volere di Messina Denaro.

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