Sabato, 20 Luglio, 2019

Se il Pd perde non mi dimetto

Matteo Renzi a Torino Matteo Renzi a Torino
Evangelisti Maggiorino | 01 Marzo, 2018, 18:02

Dal canto suo la donna si è trincerata dietro al silenzio, sostenendo che dietro la sua feroce protesta ci sarebbero imprecisate "questioni personali" che si riserva di spiegare solo dopo il voto.

Il danno più grave arrecato alla società da parte di questi fondamentalisti (anti) cristiani è come abbiano convinto che il fingersi o dirsi "cristiano" debba permettere l'ostentazione del proprio disprezzo verso il prossimo e verso la Costituzione. "Il sistema politico italiano oggi è più frammentato rispetto a quello statunitense, anche se il Partito Democratico aveva lavorato per un sistema elettorale e istituzionale più semplice e chiaro: se il 5 marzo non ci sarà la maggioranza è anche perché si è voluto dire di no a una riforma costituzionale che semplificava il sistema elettorale". Renzi lo abbraccia, si salutano affettuosi, ma si limita ad acclamarlo come "candidato di questo collegio". "Vedete? Il Pd era dato al 32 per cento".

Sulle previsioni fatte con i sondaggi vado sempre molto cauto. Con questa legge elettorale, nuova e con diversi modi di attribuzione dei seggi, ancora meno.

Renzi non farà "nessun passo indietro" se il Pd dovesse perdere.

Su tutti tre nomi sembrerebbero godere dell'assoluta stima del leader dem, tanto da averli più volte citati in questa campagna elettorale come esempio del buon governo del Centrosinistra negli ultimi anni. Non mi sembra che ci siano grandi "sparate". Sotto la lente negli Usa anche l'arrancante Pd e lo "strano oggetto" M5s, di cui si sottolinea la poca esperienza e l'aspetto "populistico". Se era una legittima domanda, ha avuto la risposta del diretto interessato. Renzi fa il "motivatore". "Siamo al governo ombra la cui lista viene mandata al Quirinale, surreale" dice Gentiloni.

La formazione di estrema destra si dice pronta a siglare intese e sostenere un governo guidato dal leader della Lega: "se c'è la possibilità di fare un governo sovranista che ci porta fuori dall'euro e fuori dall'Unione Europea e che blocca l'immigrazione che sono i tre punti principali del nostro programma siamo pronti a sostenerlo" - spiega Simone Di Stefano, che però precisa: "un governo che non ha Tajani premier e Brunetta all'Economia".

Mancano pochi giorni. Si preparano i comizi di chiusura. Venerdì 2 marzo Grillo e Di Maio saranno in piazza del Popolo a Roma (17.30).

E infine, i due protagonisti, Matteo Renzi e Luigi Di Maio. Aveva chiesto un'altra piazza il segretario, più raccolta e chiusa, meno esposta ai venti.

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