Domenica, 16 Dicembre, 2018

Operazione "Opuntia", azzerata la famiglia mafiosa di Menfi: i dettagli del blitz

Blitz contro la famiglia mafiosa di Menfi 7 arresti 08/02/2018E stato eseguito da 100 militari con l'ausilio di unità cinofile e metal detector per la ricerca di armi. In cella vertici e affiliati
Evangelisti Maggiorino | 08 Febbraio, 2018, 18:45

I Carabinieri hanno arrestato 7 persone che fanno parte dei vertici del clan mafioso di Menfi.

Il blitz dei carabinieri, ordinato nella notte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo con il nome in codice 'Operazione Opuntia', è stato eseguito da 100 militari, con l'ausilio di unità cinofile e di metal detector per la ricerca di armi.

I carabinieri, attraverso una fitta rete di pedinamenti ed intercettazioni, sono riusciti a documentare come gli indagati avessero riorganizzato la famiglia mafiosa di Menfi, dopo essere entrati in contatto con Leo Sutera, ritenuto già capo del mandamento di Sambuca di Sicilia e con Pietro Campo, ritenuto - sempre da investigatori e inquirenti - capo della famiglia mafiosa di Santa Margherita di Belìce e di Montevago. Accertato anche il coinvolgimento di un elemento apicale della famiglia mafiosa di Sciacca. Gli arrestati sono tutti accusati di appartenere a Cosa nostra e di aver perseguito, nella valle del Belìce, il controllo di attività economiche e di appalti pubblici.

L'operazione odierna potrebbe definirsi una continuazione dell' omonimo blitz - anch'esso denominato Opuntia - che è stato condotta nell'estate 2016 e originato da un'inchiesta a carico di un esponente politico saccense, Leo Vinci e proseguita monitorando il medico Pellegrino Scirica e successivamente proprio Vito Bucceri. Questi ultimi, indagati in altri procedimenti, non risultano colpiti dal provvedimento restrittivo. Ha poi sondato il terreno con il medico Pellegrino Scirica al fine di comprendere se questi avesse preso o meno le redini dell'organizzazione in un momento di sbandamento. Ottenuta l'investitura, la rinata cosca di Menfi ha ripreso il controllo del territorio, iniziando dal business dell'imposizione dei video poker e delle slot machine negli esercizi commerciali della località rivierasca.

Gli incontri avvenivano solo in luoghi isolati e insoliti. Tutti gli arrestati di oggi, a luglio 2016, erano stati già fermati su disposizione della Dda di Palermo perché indiziati di delitto.

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