Venerdì, 23 Febbraio, 2018

Intesa Sanpaolo: approvato il Piano di Impresa 2018

Intesa Sanpaolo converte le risparmio. Nel piano dimezza i crediti deteriorati al 2021 Intesa, mercato approva il nuovo piano. Messina: «Dividendi anche per il 2018»
Esposti Saturniano | 06 Febbraio, 2018, 15:32

La banca ha proposto il pagamento di 3,4 miliardi di dividendi che porta il saldo del quadriennio a 10 miliardi.

Gli altri dati di sintesi del piano al 2021, oltre all'utile netto di 6 miliardi, indicano proventi operativi netti a 20,8 miliardi (17,8 nel 2017), un risultato della gestione operativa di 11,4 miliardi (da 8 miliardi), un risultato corrente lordo di 9,5 miliardi, in crescita del 13,5% medio annuo sui 9,5 miliardi del 2017. Il coefficiente Cet1 sarà pari al 13,1% nel 2021. Il Cda presieduto da Gian Maria Gros Pietro, riunitosi ieri sera e tornato a vedersi questa mattina per ultimare i lavori, ha anche approvato il nuovo piano industriale al 2021, piano che punta a fare di Intesa un gruppo leader in Europa nel wealth management con forte sviluppo nell'assicurazionedanni, con un target di 6 miliardi di euro di profitti a fine piano grazie a una robusta crescita dei ricavi da commissione, trend che il sistema bancario sta cavalcando nell'era dei tassi bassi e della forte domanda di risparmio gestito.

L'utile netto contabile nel quarto trimestre 2017 ammonta a 1.428 milioni di euro e nel 2017 a 7.316 milioni, che comprende il contributo pubblico cash di 3,5 miliardi di euro, esente da imposte, nel secondo trimestre 2017, a compensazione degli impatti sui coefficienti patrimoniali derivanti dall'acquisizione di certe attività e passività e certi rapporti giuridici, "Insieme Aggregato", di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

In particolare, tale contributo verrà distribuito sia per gli azionisti, per cui sono previsti dividendi cash con payout ratio dell'85% per il 2018, 80% per il 2019, 75% per il 2020 e 70% per il 2021; che per le famiglie e le imprese: nuovo credito a medio-lungo termine erogato all'economia reale per circa 250 miliardi. per le persone del gruppo: spese del personale per circa 24 miliardi e investimenti in formazione per circa un miliardo. Inoltre è previsto lo sviluppo di una piattaforma digitale open market per attrarre clientela esterna al gruppo.

A ridurre parzialmente questo effetto andrebbero i proventi dalla dismissione del 50% della piattaforma di recupero per un importo che potrebbe collocarsi tra 500m e 1 miliardo, utilizzando come benchmark di riferimento analoghe strutture come doBank e Cerved Credit Management. La piattaforma di servicing sarà conferita a una newco 'comprendente attività di recupero (per il credito ordinario e per il leasing) e Re.O.Co. L'istituto si dice disponibile a valutare una possibile partnership con un primario operatore industriale locale come acceleratore strategico per il wealth management del gruppo in Cina.

Nel documento c'è anche spazio per la "gestione proattiva del portafoglio immobiliare", con la "creazione di una nuova sede a Milano ("ISP City") per ottimizzare la produttività, centralizzando le funzioni di direzione in un'unica sede e ottimizzando i tempi di trasferimento con il centro direzione a Torino". Saranno inoltre ridotte le entità giuridiche, mantenendo i marchi con più valore per la clientela, con la fusione di 12 società controllate nella capogruppo: Banco di Napoli, Cr Firenze, Cr Pistoia e Lucchesia, Cr Veneto, Carisbo, Cariromagna, Cr Friuli Venezia Giulia, Banca Nuova, Banca Apulia, Banca Imi, Banca Prossima, Mediocredito Italiano.

Negativa la reazione in Borsa del titolo che subisce l'onda ribassista dovuta al clima da correzione che si respira sui listini azionari di tutto il mondo. Il uno di Intesa ha promesso cedole generose per quest'anno.

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