Lunedi, 21 Mag, 2018

Olocausto, Mattarella nomina Liliana Segre senatrice a vita

Mattarella nomina Liliana Segre sopravvissuta ai lager senatrice a vita   
                       
                
         Oggi alle 15:22- Mattarella nomina Liliana Segre sopravvissuta ai lager senatrice a vita Oggi alle 15:22-
Evangelisti Maggiorino | 19 Gennaio, 2018, 21:30

Il 19 gennaio 2017 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha nominato senatrice a vita Liliana Segre, reduce italiana dell'Olocausto. Il decreto è stato controfirmato dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

Un profilo della neo senatrice a vita è stato tracciato da Emanuela Zuccalà in Sopravvissuta ad Auschwitz.

"Ma che bello! Ma com'è bravo Mattarella!". "Una decisione preziosa a 80 anni dalle leggi razziali".

Il suo messaggio - "Sento dunque su di me l'enorme compito, la grave responsabilità di tentare almeno, pur con tutti i miei limiti, di portare nel Senato della Repubblica delle voci ormai lontane che rischiano di perdersi nell'oblio". "Le voci di quelle migliaia di italiani, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che nel 1938 subirono l'umiliazione di essere degradati dalla Patria che amavano; che furono espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società dei cittadini "di serie A".

"Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l'indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare". Dopo la morte di Claudio Abbado - nominato anche lui da Giorgio Napolitano nell'agosto 2013 e poi defunto nel Gennaio 2014- i senatori a vita presidenziali, come detto, erano ridotti a quattro. È stato negli anni '90 che ha iniziato a girare nelle scuole per raccontare quanto vissuto.

"Non posso darmi altra importanza che quella di essere un araldo, una persona che racconta ciò di cui è stata testimone...". Il 7 dicembre 1943, unitamente al padre e a due cugini, cercò invano, con l'aiuto di alcuni contrabbandieri, di riparare in Svizzera. Dopo sei giorni di carcere venne trasferita prima a Como e alla fine nel carcere di San Vittore a Milano, dove rimase detenuta per 40 giorni.

Quando nel gennaio 1945 l'Armata Rossa si avvicinò ad Auschwitz, le truppe naziste evacuarono il campo, portando con sé una gran parte degli internati. Anche i suoi nonni paterni, arrestati a Inverigo il 18 maggio 1944, furono deportati ad Auschwitz, dove furono uccisi il giorno stesso del loro arrivo.

Alla selezione, le venne imposto e tatuato sull'avambraccio il numero di matricola 75190. Durante la sua permanenza nel capo di concentramento fu impiegata nei lavori forzati nella fabbrica di munizioni "Union", di proprietà della Siemens, lavoro che svolse per circa un anno.

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