Venerdì, 19 Gennaio, 2018

Migranti, Trump: Paesi di merda? Mai usato quel linguaggio

Trump volta le spalle all'evidenza scientifica. E se fosse un vantaggio? Trump, niente accordo su immigrazione senza il muro
Evangelisti Maggiorino | 13 Gennaio, 2018, 16:57

"Alcuni politici a Washington scelgono di combattere per Paesi stranieri, ma il presidente combatterà sempre per gli americani", si è limitata a dire la vice portavoce della Casa Bianca, Raj Shah.

Fulmini, saette, tuoni. Come ampiamente previsto.

"Crudeli, spregevoli, meschine". Gli aggettivi usati nell'editoriale della rivista dei gesuiti America non lasciano margini di dubbio sulla condanna delle parole del presidente statunitense. "Ferma condanna dell'Unione africana per "i commenti xenofobi, razzisti e oltraggiosi" del presidente, si legge invece nel comunicato diffuso dagli ambasciatori dei Paesi africani all'Onu dopo la riunione di emergenza".

Un altro parlamentare democratico nero, Cedric Richmond, ha dichiarato che i commenti di Trump "sono un'ulteriore prova del fatto che il suo programma Make America Great Again è davvero un manifesto del Make America White Again". È proprio durante la discussione su quest'ultimo punto che Trump ha perso la pazienza e ha detto: "Perché abbiamo bisogno di più haitiani... tagliamoli fuori".

Un funzionario di Trump ha detto alla CNN: "Anche se questo potrebbe infastidire Washington, i membri dello staff prevedono che il commento riscuoterà successo nella sua base, proprio come i suoi attacchi ai giocatori della NFL che si inginocchiano durante l'inno nazionale non lo alienano". Durissima, ma a metà.

L'associazione ha descritto le parole di Trump come "ripugnanti".

Altri hanno ricordato il ruolo storico avuto dagli Stati Uniti nei problemi del continente. "Volevamo essere sicuri che i nostri lettori comprendessero totalmente di cosa si stesse parlando". Il termine 'shithole', che Donald Trump ha usato per apostrofare alcuni Paesi da cui partono migranti con destinazione Stati Uniti, ha costretto i media a stelle e strisce, e in particolare le emittenti televisive, a risolvere un insolito rebus. E su più fronti: prima di tutto dai londinesi stessi che in oltre 2 milioni hanno firmato per chiedere al governo May di ritirare l'invito ufficiale. Secondo quanto poi spiegato dallo stesso Trump, al presidente, ex immobiliarista, non sarebbe piaciuta la vendita del precedente edificio da lui giudicato uno dei più belli della città, vendita voluta, nemmeno a dirlo, dall'amministrazione Obama e per giunta per una somma irrisoria, e soprattutto il tycoon non avrebbe condiviso il trasloco dell'ambasciata in una zona meno prestigiosa.

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