Lunedi, 22 Gennaio, 2018

Arbitro controversie finanziarie Consob: oltre 60% pronunce a favore dei risparmiatori

Consob, per i clienti delle 4 banche possibili i ricorsi verso Ubi e Bper I clienti Banca Etruria possono rivalersi su Ubi
Esposti Saturniano | 13 Gennaio, 2018, 01:56

A dirlo è la Consob in una delle decisioni dell'arbitro per le controversie. Sono i primi numeri dell'organismo di risoluzione delle controversie avviate un anno fa e che si occupa dei contenziosi fra risparmiatori e intermediari finanziari.

In 12 mesi 1.879 ricorsi per richieste di risarcimento che sfiorano i 100 milioni di euro, con una media di 55.000 euro circa a ricorso.

Sul totale dei ricorsi presentati, precisa altresì la Consob, le decisioni assunte alla fine del 2017 sono state in tutto oltre trecento, per la precisione 305 con 118 decisioni di rigetto, e 187 accoglimenti.

Il discorso però non è valido per gli investimenti su obbligazioni subordinate nelle quattro banche le cui controversie sono affidate all'Anac. "Le decisioni dell'Arbitro - spiega Consob - hanno trovato quasi sempre esecuzione a beneficio dei risparmiatori". Ulteriori 358 ricorsi sono stati dichiarati irricevibili o inammissibili, oltre la metà (191) dopo la revoca a luglio 2017 dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività bancaria da parte delle due banche venete, che non ha consentito all'Arbitro Consob di continuare a ricevere e valutare ricorsi dei relativi azionisti. Il Tribunale di Milano, con una decisione dell'8 novembre scorso, ha stabilito che deve essere Ubi Banca, quale acquirente di Nuova Banca Marche, a risarcire gli azionisti che hanno visto azzerato il valore delle loro azioni. In quasi tutti i casi finora decisi (oltre 100, per risarcimenti complessivi riconosciuti pari a € 3,5 milioni) sono state accolte le richieste risarcitorie. "Alla luce di questa sentenza è quindi possibile fare causa direttamente alla Banca evitando di procedere contro gli ex amministratori che non sono solvibili vista l'importanza delle cifre in gioco".

Oltre la metà dei ricorrenti (60% circa) ha optato per farsi assistere dinanzi all'Acf da un procuratore. L'effetto - conclude Barbuzzi - è che l'investitore retail spesso abdica o ignora i propri diritti, anzitutto informativi, affidandosi all'intermediario sulla base di un rapporto fiduciario che, se queste sono le basi, può solo rivelarsi in seguito fortemente viziato e, dunque, critico per entrambi.

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