Venerdì, 19 Gennaio, 2018

Catherine Deneuve controcorrente: "Lasciate agli uomini la libertà di importunarci"

Molestie, Catherine Deneuve: «Lo stupro è un crimine ma difendiamo la libertà di importunare» Catherine Deneuve critica "la caccia alle streghe" suscitata dallo scandalo Weinstein
Deangelis Cassiopea | 10 Gennaio, 2018, 13:53

Al centro della scena, come testimonial, c'era lei: la Bella di giorno di Luis Buñuel, la "musa inquietante" di Roman Polanski in Repulsione, l'eroina western di Non toccare la donna bianca di Marco Ferreri.

Catherine Deneuve ha sostenuto pubblicamente una campagna provocatoria contro il nuovo "puritanesimo" alimentato dagli scandali di tipo sessuale che stanno sconvolgendo il mondo di Hollywood.

L'intervento denuncia gli eccessi del dopo-Weinstein: "C'è stata una legittima e necessaria presa di coscienza delle violenze sessuali esercitate sulle donne, in particolare nell'ambito professionale, dove certi uomini abusano del loro potere".

"Lo stupro è un crimine, ma il corteggiamento insistente o maldestro non è un delitto, né la galanteria un'aggressione maschilista", si legge nella lettera. Ma allo stesso tempo molte donne pensano che la medesima iniziativa #MeToo abbia "comportato, sulla stampa e sui social network, una campagna di accuse pubbliche di individui che, senza che si lasci loro la possibilità di rispondere o di difendersi, vengono messi esattamente sullo stesso piano di violentatori". Tra tutte spicca l'attrice Catherine Deneuve che scende in campo per dire "no a un femminismo che manifesta odio nei confronti degli uomini". Ma la liberazione della parola diventa oggi il suo contrario: "bisogna parlare come si deve, tacere quel che infastidisce, e le donne che si rifiutano di piegarsi a queste ingiunzioni sono giudicate traditrici, o complici!". L'attrice si è infatti unita ad altre 99 personalità francesi del mondo della cultura e dello spettacolo che hanno firmato una lettera aperta in cui si condanna la "caccia alle streghe" suscitata dalle rivelazioni emerse relative ai comportamenti inappropriati di Harvey Weinstein.

Proprio su quest'ultimo punto, la distinzione netta fra la "violenza sessuale", che è "un crimine" e il "rimorchio" che "non è neppure un reato", si concentra la battaglia delle 100 controcorrente: "Noi difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale", siamo "abbastanza mature" da "non confondere un goffo tentativo di rimorchio da un'aggressione sessuale".

Di fatto, sostengono in sintesi, la libertà di importunare sarebbe propedeutica alla libertà sessuale. Ma ciò che realmente crea polemica è il fatto che tutto si ritorce contro le stesse vittime: "La donna, oggi, può vigilare affinché il suo stipendio sia uguale a quello di un uomo, ma non sentirsi traumatizzata per tutta la vita se qualcuno le si struscia contro nella metropolitana".

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