Martedì, 19 Giugno, 2018

Scoperto il "generatore di energia" dei tumori grazie ad una ricerca italiana

Antonio Iavarone La lotta ai tumori diventa una 'guerra di precisione'
Machelli Zaccheo | 05 Gennaio, 2018, 11:55

Una fusione che dà benzina ai tumori per correre, diffondersi rapidamente e moltiplicare le cellule maligne.

E' il punto di forza del più aggressivo e letale dei tumori al cervello, il glioblastoma (ma anche di altre neoplasie). Poi di nuovo sotto i riflettori a luglio 2017 per l'annuncio della malattia del senatore repubblicano John McCain. La maggior parte dei pazienti muore entro un paio d'anni, nonostante interventi chirurgici, chemioterapia e radioterapia. Questa alterazione genica scatena un'attività abnorme dei mitocondri, organelli presenti all'interno della cellula che funzionano come centraline di produzione di energia.

Gli scienziati ritengono che l'aggiunta dei farmaci che interferiscono con la produzione di energia da parte dei mitocondri porterà benefici importanti per il trattamento personalizzato dei tumori sostenuti dalla fusione genica FGFR3-TACC3. Un passo avanti sulla strada della medicina 'su misura'. La scoperta dei ricercatori è stata pubblicata sulla rivista scientifica Nature e consentirà di contrastare i tumori attraverso l'utilizzo di farmaci già esistenti. Le cellule cancerose hanno così un vantaggio competitivo rispetto a quelle sane.

I ricercatori hanno notato che la proteina di fusione agisce come una sorta di 'droga' ed è in grado di scatenare il tumore, alimentarlo e legarlo a se rendendolo così completamente dipendente.

"Fgfr3-Tacc3 è probabilmente la più frequente fusione genica descritta finora nel cancro", osserva Iavarone, co-leader dello studio.

La ricerca sul cancro sta analizzando aspetti sempre nuovi del problema e, tassello dopo tassello, è arrivata a conoscere dettagli importanti che, come ci si augura, potranno spianare la strada ad una cura efficace. In quel caso la coppia Iavarone-Lasorella aveva identificato una proteina che non esiste in natura e che nasce dalla fusione di due proteine chiamate FGFR3-TACC3. Dopo l'attivazione, Pin4 raggiunge altri piccoli organelli cellulari, i perossisomi, che normalmente metabolizzano grassi e producono carburante per l'attività mitocondriale. Per combattere gli effetti di questa fusione genica sono in atto sperimentazioni cliniche con farmaci "bersaglio" all'ospedale Pitié Salpetrière di Parigi, dirette dal professor Marc Sanson, coautore dello studio di Iavarone e Lasorella.

"Il nostro studio fornisce la prima evidenza che geni-chiave dello sviluppo tumorale causano direttamente un'iperattività mitocondriale", sottolinea Lasorella, co-leader dello studio. "Infatti, in esperimenti su cellule tumorali in coltura e in modelli animali di glioblastoma generati da Fgfr3-Tacc3, il trattamento con gli inibitori del metabolismo mitocondriale ha interrotto la produzione di energia e fermato la crescita tumorale".

In pratica, i due geni fusi insieme attivano una proteina (PIN4) che aumenta l'attività dei mitocondri.

"Farmaci che inibiscono enzimi di tipo chinasi sono stati usati in alcuni tipi di tumori con risultati incoraggianti - conclude Iavarone - Tuttavia, con il tempo il cancro diventa resistente a questi farmaci e progredisce".

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