Lunedi, 12 Novembre, 2018

La legge sul biotestamento? Ecco cosa non funziona secondo il mondo cattolico

Il biotestamento diventa legge. Quali le novità? Biotestamento, Alotti: "Atto di civiltà, l'autodeterminazione è legge"
Machelli Zaccheo | 16 Dicembre, 2017, 15:23

"Il fine vita era una priorità di questa legislatura perché si tratta di una legge di civiltà". Tale notizia ha immediatamente riacceso un dibattito mai sopito: grande soddisfazione è stata espressa dal premier Gentiloni che lo ha definito un passo avanti per la dignità della persona e da numerosi esponenti politici, della società civile e delle associazioni che da tempo si battono per il biotestamento, mentre insorgono il mondo cattolico e le associazioni pro-life.

La prima parte, quella più rilevante, riguarda il consenso informato del paziente cosciente, quindi capace di esprimere direttamente le proprie volontà sulle cure, sulle cosiddette "Dat" le "Disposizioni anticipate di trattamento", in previsione di una malattia che renda impossibile autodeterminarsi (Corriere della Sera, 14 dicembre).

L'articolo 1 prevede che, nel rispetto della Costituzione, nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata.

Un esempio pratico: se si soffre di cancro in fase terminale, si può certificare di non volere, o di interrompere anzitempo, le cure lenitive, relative alla nutrizione e alla idratazione artificiale, anticipando così i tempi di morte. Viene "promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico il cui atto fondante è il consenso informato" e "nella relazione di cura sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari". Inoltre la legge stabilisce che il paziente "ha il diritto di revocare in qualsiasi momento il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l'interruzione del trattamento". "In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua, in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente".

I MINORI O INCAPACI - L'articolo 3 definisce la questione per quanto riguarda minori e incapaci. Il minore o incapace ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e decisione e quindi deve ricevere informazioni sulle sue scelte ed essere messo in condizione di esprimere la sua volontà.

MINORI - In questi casi sono i genitori o un tutore a disporre del trattamento medico.

"Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciarvi". Le Dat, sempre revocabili, risultano inoltre vincolanti per il medico e 'in conseguenza di ciò - si afferma - e' esente da responsabilità civile o penale'. Devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata, con sottoscrizione autenticata da notaio o altro pubblico ufficiale o da un medico dipendente del Servizio sanitario nazionale o convenzionato. In caso di emergenza o di urgenza "la revoca può avvenire anche oralmente davanti ad almeno due testimoni".

PIANIFICAZIONE DELLE CURE - 'Nella relazione tra medico e paziente rispetto all'evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale il medico e' tenuto ad attenersi qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità'.

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