Martedì, 12 Novembre, 2019

L'accusa di Amnesty: "Europa complice delle violenze sui migranti in Libia"

Migranti Amnesty accusa i governi europei per le torture in Libia ma non spinge sull'UE per un piano governi europei e Italia:complici di crimini in Libia
Evangelisti Maggiorino | 15 Dicembre, 2017, 08:11

Il report di Amnesty sottolinea inoltre la condizioni di "centinaia di migliaia di rifugiati e migranti che intrappolati in Libia sono in balia delle autorità locali, delle milizie, dei gruppi armati e dei trafficanti, spesso in combutta per ottenere vantaggi economici". Fino a 20.000 persone attualmente rimangono contenute in questi centri di detenzione sovraffollati e insalubri. Lo ha detto il ministro degli Esteri libico di Tripoli, Mohamed Taher Siala, commentando l'accusa di Amnesty secondo cui "i governi europei" e "in particolare l'Italia" sono "consapevolmente complici delle torture e degli abusi su decine di migliaia di migranti detenuti dalla autorità libiche per l'immigrazione in orribili condizioni in Libia".

Rifugiati e migranti intervistati da Amnesty International hanno riferito dei trattamenti subiti o di cui sono stati testimoni: detenzione arbitraria, tortura, lavori forzati, estorsione, uccisioni illegali che chiamano in causa autorità, trafficanti, gruppi armati e milizie.

Tra queste vi è la guardia costiera libica, cui l'Ue ha fornito navi e addestramento.

Se non è dato sapere quanti funzionari della Guardia costiera libica collaborino coi trafficanti, è evidente che nel corso del 2016 e del 2017 questo organismo ha incrementato la sua operatività grazie al sostegno ricevuto dagli stati dell'Unione europea. "Ho dovuto rimanere con lui fino a quando non ho pagato i soldi, altrimenti mi venderà". Quando non è riuscito a dispiegare il suo gommone a scafo rigido (RHIB) per facilitare il salvataggio, i migranti sono stati costretti a salire i lati alti della nave e molti sono caduti in acqua. Un filmato ha mostrato i migranti a bordo della motovedetta libica mentre venivano frustati e un uomo che si gettava in acqua e veniva travolto dalla stessa Ras Jadir senza che nessuno provasse a salvarlo. Sebbene azioni avventate e pericolose da parte della Guardia costiera libica siano già state documentate, questa sembra essere la prima volta che una barca fornita da un governo europeo è stata dimostrata essere stata utilizzata in un simile incidente.

"I governi europei devono ripensare la cooperazione con la Libia in materia d'immigrazione e consentire l'ingresso in Europa attraverso percorsi legali, anche attraverso il reinsediamento di decine di migliaia di rifugiati. Devono insistere affinché le autorità libiche mettano fine alle politiche ed alle pratiche di arresti arbitrari e di detenzione di rifugiati e migranti, rilascino immediatamente tutti gli stranieri tenuti nei centri di detenzione e permettano all'Unhcr di operare senza ostacoli", ha poi chiuso Dalhuisen. Il Ras Jadir è stato donato dall'Italia alle autorità libiche in due cerimonie: la prima nel porto di Gaeta (Italia) il 21 aprile 2017 e la seconda nel porto di Abu Sittah (Libia) il 15 maggio 2017.

Alla fine del settembre 2017 l'Organizzazione internazionale delle migrazioni aveva identificato 416.556 migranti presenti in Libia, oltre il 60 per cento dei quali proveniente dai paesi dell'Africa subsahariana, il 32 per cento da altri paesi nordafricani e circa il 7 per cento dall'Asia e dal Medio Oriente. Il numero effettivo è senza dubbio assai più alto.

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