Lunedi, 11 Dicembre, 2017

Trump dichiara Gerusalemme capitale di Israele. Palestinesi in protesta

Trump dichiara Gerusalemme capitale di Israele. Palestinesi in protesta Gerusalemme capitale: mossa Trump è "atto di guerra". O segno dei tempi?
Evangelisti Maggiorino | 07 Dicembre, 2017, 20:45

Donald Trump, nell'annunciare ufficialmente che la sede dell'ambasciata americana ad Israele verrà spostata da Tel Aviv a Gerusalemme (annuncio che ha provocato allarme e reazioni negative in tutto il mondo arabo, ma anche da parte dell'Onu e dell'Europa e della Turchia) si è detto convinto che questa mossa aiuterà la sua intenzione di favorire il processo di pace tra Israele e Palestina. La decisione del capo della Casa Bianca - ha detto Netanyahu in sintonia con quanto affermato da Trump - "è un passo importante verso la pace, perché non ci può essere alcuna pace che non includa Gerusalemme come capitale di Israele". Potrebbero volerci altri sei mesi, ma la decisione da un punto di vista politico è presa.

I motivi che hanno spinto Trump sono eminentemente di carattere interno. Della parte est fa parte anche la città vecchia.

Oggi toccare Gerusalemme significa toccare la pace. Fino al dopoguerra e alla nascita dello Stato di Israele. Le parole del Tycoon hanno riacceso la polveriera mediorientale, mettendo a rischio di colpo i già fragili equilibri che il governo di Benjamin Nethanyahu ha tenuto in piedi con il governo palestinese di Abu Mazen. Allora fu stabilita una Green Line per separare la parte ovest, israeliana, ricca e residenziale, da quella orientale, allora sotto il controllo della Giordania.

"Che con Trump gli Stati Uniti rinunciano al loro ruolo storico di motore primo del dialogo tra israeliani e palestinesi". Nemmeno gli Accordi di Oslo, firmati nel 1993 con grandi aspettative, hanno risolto la questione. Sono temi gravissimi per tutti. "Non è niente di più che un riconoscimento della realtà". La sua valenza simbolica è incalcolabile, per tutti. "Prego il Signore che tale identità sia preservata e rafforzata a beneficio della Terra Santa, del Medio Oriente e del mondo intero e che prevalgano saggezza e prudenza, per evitare di aggiungere nuovi elementi di tensione in un panorama mondiale già convulso e segnato da tanti e crudeli conflitti".

La "città eterna" è, di fatto, considerata la capitale sia dagli israeliani che dai palestinesi. La dichiarazione, però, non è stata riconosciuta a livello internazionale e i palestinesi rivendicano Gerusalemme Est come capitale del loro futuro Stato.

Rimane una "capitale contestata", e, seppure la maggior parte degli organi legislativi e di governo israeliani, come il parlamento, la Knesset, si trovino qui, tutti i Paesi stranieri hanno deciso negli anni passati di portare le proprie rappresentanze a Tel Aviv, città israeliana ben più "pacificata" lungo il Mediterraneo.

Le organizzazioni palestinesi hanno indetto in queste ore uno sciopero generale e proteste di piazza e si sono riunite a Gaza per organizzare "la giornata della rabbia" annunciata dal leader di Hamas, Ismail Haniyeh, per domani, come ha riferito la tv satellitare panaraba al Jazeera.

A complicare il quadro, la continua danza delle alleanze tra i Paesi arabi della regione, con il tentativo americano, a fidarsi dei commentatori, di isolare ancora di più l'Iran sciita e esasperarne la distanza dall'Arabia Saudita, sempre più vicina a Israele negli ultimi periodi.

Altre Notizie