Giovedi, 19 Luglio, 2018

Tari "gonfiata", Mef: la parte variabile si applica una sola volta

Tassa dei rifiuti gonfiata, il Mef: Caos Tari, ministero dell'Economia conferma: la tassa sui rifiuti è stata gonfiata, via ai rimborsi
Esposti Saturniano | 21 Novembre, 2017, 12:51

Il Dipartimento delle finanze con la circolare n. 1/DF del 20 novembre 2017 fornisce chiarimenti sull'applicazione della tassa sui rifiuti (TARI) nel caso di civile abitazione con pertinenze e sulle richieste di rimborso da parte del contribuente in caso di erronea applicazione della tassa.

In corrispondenza della casa e di ciascuna pertinenza (garage, posto auto scoperto, cantina e così via) l'avviso di pagamento riporterà le voci quota fissa e quota variabile. In questo modo "sono risultati importi decisamente più elevati rispetto a quelli che sarebbero risultati applicando la quota variabile una sola volta". Spesso invece è accaduto che il calcolo della parte variabile della Tari sia stato effettuato tenendo conto solo del numero di componenti del nucleo familiare senza un "peso" reale di rifiuti indifferenziati a persona. "Un diverso modus operandi da parte dei comuni non troverebbe alcun supporto normativo, dal momento che condurrebbe a sommare tante volte la quota variabile quante sono le pertinenze, moltiplicando immotivatamente il numero degli occupanti dell'utenza domestica e facendo lievitare conseguentemente l'importo della Tari", spiega la nota del Mef che precisa che "per 'superficie totale dell'utenza domestica' si intende la somma dei metri quadri dell'abitazione e delle relative pertinenze".

"E' evidente che se la quota variabile della Tari va applicata una sola volta in relazione alla superficie totale dell'utenza domestica, qualsiasi altra interpretazione è illegittima e le maggiori somme incamerate dai Comuni grazie al calcolo errato della tassa sono del tutto illecite - afferma il presidente del Codacons Carlo Rienzi -". Un documento che "gela" i Comuni che l'hanno calcolata in modo sbagliato.

La domanda non è soggetta a particolari formalità, ma deve quanto meno contenere "tutti i dati necessari a identificare il contribuente, l'importo versato e quello di cui si chiede il rimborso nonché i dati identificativi della pertinenza che è stata computata erroneamente nel calcolo della Tari". Secondo Aduc, l'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori, "la circolare ministeriale in verità non serviva perché i rimborsi sono già previsti e disciplinati dalla legge (art. 1, comma 164 legge 296 del 2006): si presenta istanza di rimborso entro 5 anni dal pagamento, il Comune ha 90 giorni di tempo per rispondere e 180 per pagare". Bisogna dunque controllare se nei bollettini Tari inviati dal proprio Comune è indicato il valore della parte variabile, estraendo quindi l'importo per cui chiedere indietro i soldi.

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