Venerdì, 24 Novembre, 2017

Il Meridione aggancia la ripresa, ma qual è l'altra faccia della medaglia?

Il dramma del Sud Italia: un residente su tre è a rischio povertà ei giovani fuggono Rapporto Svimez 2017: mons. Santoro (Cei), “la questione centrale è un lavoro degno in un'economia che sia al
Machelli Zaccheo | 08 Novembre, 2017, 20:43

Lo dice il Rapporto Svimez, presentato ieri alla Camera. "Risultati che nascono da un aumento nel 2016 dell'occupazione industriale pari al 5,4% e del valore aggiunto industriale pari al 5,5%, dimostrando che a spingere la ripresa sono le attività manifatturiere". "Gli occupati sono aumentati di 101 mila unità, +1,7%, ma persiste il dualismo territoriale, essendo nel Mezzogiorno il tasso d'occupazione ancora lontano oltre 20 punti dalla media europea alla quale, invece, sono vicine le regioni del Centro - Nord (47% nelle regioni meridionali, 69% Centro-Nord)", si legge nel rapporto.

Al Sud si registra una crescita degli occupati ma a basso reddito. La crescita economica delle regioni del Centro - Nord Italia ha accelerato il fenomeno migratorio e quello del pendolarismo dal Sud Italia: i residenti che hanno infatti deciso di andar via dal Meridione, nell'ultimo anno in particolare, hanno lasciato i propri luoghi di nascita nel tentativo di trovare maggiori opportunità, un'occupazione più stabile o meglio retribuita rispetto a quanto offerto generalmente in Sud Italia. Nel campo della pubblica amministrazione, informano dallo Svimez, la spesa corrente pro-capite nel Sud è pari al 71,2% di quella del Centro-Nord, con un divario negativo di circa 3.700 euro a persona.

"I dati sulloccupazione contenuti allinterno del Rapporto Svimez fotografano una situazione che è ferma al 2016". Quanto al dato del prodotto interno lordo - un dato 'vecchio' in quanto noto sin dal luglio scorso - e' vero che nel 2016 si e' registrata una flessione dello 0,2 ma si tratta - osserva Paolucci - di una caratteristica comune alle regioni colpite dal sisma verificatosi nei mesi di agosto e ottobre, con Umbria (-1,1) e Marche (-0,2) piu' penalizzate rispetto al Lazio (+0,1) che fa marcare un aumento contenuto. Mons. Santoro, peraltro, ha rilevato anche una certa "sintonia" tra le riflessioni di Cagliari e quelle del Rapporto Svimez. A Napoli il saldo migratorio fa registrare un'emorragia: -9.241 nel 2014, - 4.251 nel 2015, -6.892 nel 2016. Nel 2016 dieci meridionali su 100 risultano in condizione di povertà assoluta, contro poco più di sei al Centro Nord.

La domanda interna del Sud, data dalla somma di consumi e investimenti, attiva circa il 14% del Pil del Centro-Nord (nel 2015, un ammontare di circa 177 miliardi di euro). Lo Svimez calcola, in particolare, che nell'ultimo quindicennio il Sud abbia perso circa 200mila laureati: in termini finanziari, l'equivalente di circa 30 miliardi, trasferiti alle regioni del Centro-Nord e in una piccola parte all'estero. Inoltre, nelle regioni più popolate, Sicilia e Campania, il rischio di povertà arriva a sfiorare il 40%. I recenti referendum in Lombardia e Veneto hanno riaperto la discussione sul tema del residuo fiscale. Peraltro le risorse che, sotto diverse forme, affluiscono al Sud, non restano circoscritte al solo Mezzogiorno, ma hanno effetti economici che si propagano all'Italia intera.

La stretta integrazione e interdipendenza tra Sud e Nord rafforza la necessità di politiche meridionaliste per far crescere l'intero Paese. Per cui, in primo luogo è importante che le decisioni che si prendono siano rapide e senza incertezze: più volte abbiamo detto che rimane ancora troppo lenta la cantierizzazione del Masterplan, il solo strumento che allo stato attuale potrebbe rilanciare gli investimenti pubblici e infrastrutture come strade e porti, di cui le imprese hanno un grande bisogno in un mercato globale che corre oggi alla velocità della luce.

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