Giovedi, 14 Dicembre, 2017

Permesso retribuito per cure di cani o gatti: ecco quando spetta

Ottiene due giorni di permesso retribuito per curare il cane: “E' un grave motivo familiare” Due giorni di permesso retribuito per curare il cane: è la prima volta
Evangelisti Maggiorino | 12 Ottobre, 2017, 18:38

Inizialmente il permesso non le era stato concesso: non c'erano mai stati precedenti per l'assistenza di animali domestici.

Dopo un primo permesso rifiutato, la donna ha chiesto il supporto tecnico-giuridico dell'ufficio legale della Lega Antivivisezione.

L'impiegata, single, non avendo alternative e per stare vicino al suo familiare a quattro zampe, aveva chiesto senza successo all'ateneo il riconoscimento del permesso retribuito di due giorni di assenza. Un'operazione che richiedeva di portare l'animale dal veterinario e assisterlo in continuazione per almeno due giorni.

Una dipendente pubblica è riuscita a ottenere due giorni di permesso retribuito per poter assistere il suo cane che avrebbe dovuto subire un intervento urgente. L'impiegata, consigliata da altri padroni di cani durante una chiacchierata ai giardinetti, si è rivolta alla Lav per una consulenza.

L'associazione ha quindi rinvenuto alcune sentenze passate della Cassazione, pronta a stabilire come la mancata cura di un animale domestico si configuri come maltrattamento, vietato da legge.

La docente ha motivo dunque la sua richiesta sostenendo che, se non avesse assistito la sua cagnolina, si sarebbe macchiata del reato.

Affinché venga accordato un permesso retribuito per assistere il proprio cane o gatto, bisogna presentare il certificato veterinario che dichiari la malattia dell'animale e dimostrare che il lavoratore vive da solo e non ha la possibilità di delegare l'assistenza a terzi. "Ora - sottolinea infatti Gianluca Felicetti, presidente della Lav - chi si troverà nella stessa situazione potrà, con le dovute certificazioni medico-veterinarie, citare questo importante precedente".

"Un altro significativo passo in avanti che prende atto di come gli animali non tenuti a fini di lucro o di produzione sono a tutti gli effetti componenti della famiglia, è un altro passo avanti verso un'organica riforma del Codice Civile che speriamo il prossimo Governo e il prossimo Parlamento avranno il coraggio di fare, approvando la nostra proposta di Legge ferma dal 2008".

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