Giovedi, 14 Dicembre, 2017

Gli Stati Uniti abbandonano l'Unesco: "È una organizzazione anti-israeliana"

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump 71 anni Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump 71 anni
Evangelisti Maggiorino | 12 Ottobre, 2017, 18:35

La decisione "non è stata presa a cuor leggero - si legge in un comunicato del Dipartimento di Stato - e riflette le preoccupazioni degli Stati Uniti per il crescente arretramento dell'Unesco, per la necessità di una fondamentale riforma dell'organizzazione e per i suoi persistenti pregiudizi anti-Israele". Trump che ancora una volta dà un segnale fortissimo di discontinuità con i suoi predecessori (Obama si era limitato a ridurre i fondi americani all'organizzazione) assestando un altro colpo al politicamente corretto nella sua versione più 'palestinocratica'. "E' una perdita per la famiglia dell'Unesco". Gli Stati Uniti, ha detto il Dipartimento di Stato, vogliono diventare osservatori permanenti dell'agenzia, senza parteciparvi. Quest'oggi tramite notificazione, avente quindi forza di atto ufficiale, il Dipartimento di Stato americano ha annunciato all'organismo delle Nazioni Unite la sua uscita da membro dell'organizzazione. Secondo l'Articolo II, comma 6 della Costituzione dell'UNESCO, gli Stati Uniti si ritirano a far data dal 31 Dicembre 2018. Il governo ha espresso a Bokova il desiderio di continuare a collaborare come Stato osservatore e "contribuire con opinioni, prospettive e conoscenze specializzate" su questioni come "la protezione del patrimonio mondiale, sostenendo la libertà di stampa e promuovendo la collaborazione scientifica e l'educazione". Nel 1983 l'allora presidente Ronald Reagan ordinò il ritiro di Washington dall'Unesco. Il primo motivo che ha spinto la più grande potenza al mondo fuori dall'agenzia delle Nazioni Unite è dovuta al recente Congresso di Cracovia dell'organizzazione. Il Qatar ha peraltro avuto un ruolo decisivo nelle ultime risoluzioni dell'Unesco che negano il legame ebraico con Gerusalemme ed Hebron. Al quarto giorno di votazioni, la candidata francese Audrey Azoulay e quello qatariota Hamad Bin Abdulaziz Al-Kawari sono a pari merito con 18 voti per succedere a Bokova.

Da Israele il plauso per gli Usa che considerano il gesto americano una decisione "da apprezzare".

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