Mercoledì, 13 Dicembre, 2017

Alessandro Borghi completamente nudo in Suburra - La Serie

Serie Tv la guida di ottobre 2017 Suburra la serie, videointervista a Alessandro Borghi da Numero 8 a Stefano Cucchi
Deangelis Cassiopea | 08 Ottobre, 2017, 16:52

"Roma non si governa, al massimo la si amministra". Dietro a questa importante produzione in dieci episodi il successo del romanzo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini pubblicato nel 2013 da Einaudi. Si tratta di 10 episodi basati sul film di Stefano Sollima e diretti da Michele Placido, Andrea Molaioli e Giuseppe Capotondi.

Suburra è la prima serie televisiva italiana prodotta in Italia da Netflix con la partecipazione di Cattleya (già famosa per aver prodotto serie come "Gomorra - la serie" e "Romanzo Criminale - la serie") e RaiFiction.

Siamo nel 2008 e sono venti giorni messi a fuoco. Numero Otto, interpretato sempre da un perfetto Alessandro Borghi, deve ancora costruire la discoteca a Ostia.

"Samurai", interpretato da Francesco Acquaroli. "Con la serie raccontiamo un Otto diverso, meno consapevole di cosa sia il potere e con molte difficoltà nella gestione dei suoi sentimenti", spiega Borghi, "ci addentriamo nel suo lato umano e più fragile, in questo modo ci allontaniamo dal rischio di mostrare un cattivo a senso unico". Oltre a Otto ritroviamo Spadino (Giacomo Ferrara), fratello dello zingaro Manfredi (Adamo Dionisi) e delle new entry come Lele (Eduardo Valdarnini), il figlio di un poliziotto della Roma bene che si trova invischiato in malaffari proprio con Otto e Spadino, Sara Monaschi (Claudia Gerini), revisore dei conti del Vaticano che organizza festini a base di sesso e il consigliere comunale Amedeo Ciniglia (Filippo Nigro), che in parte ricorda il politico interpretato da Pierfrancesco Favino nel film. Un prequel, insomma, ma a puntate, e stavolta invece che dalle dimissioni del Papa, tutto inizia con quelle del sindaco subito dopo l'approvazione di un piano regolatore con interessi urbanistici contesi tra politica, mafia e Vaticano. Un buon incipit, quindi, per quella che potrebbe essere la nuova perla della serialità italiana, per la prima serie tv nostrana che - grazie a Netflix - verrà vista in mondovisione. "Chi non lo sapeva non voleva vedere". "Per questa città provo odio e amore - rivela l'ex padrino del Festival di Venezia - la odio, ma quando alle 7 di mattina passeggio a Trastevere mi viene in mente perché non me ne sono andato". Tanti altri erano morti, qualcuno era diventato infame, qualcuno si faceva la galera in silenzio, sognando di ricominciare, magari con un lavoretto senza pretese": "nel racconto di De Cataldo e Bonini la Roma di oggi è intimamente connessa a quella del passato.

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