Mercoledì, 18 Settembre, 2019

L'Ocse bacchetta l'Italia: pochi laureati, poco preparati e bistrattati'

L'allarme dell'Ocse: “in Italia pochi laureati e studenti bistrattati” Laureati italiani: pochi, poche competenze, poco utilizzati
Evangelisti Maggiorino | 05 Ottobre, 2017, 13:51

I lavoratori italiani possiedono un basso livello medio di competenze e hanno, rispetto a quanto avviene in altri paesi, minori probabilità di utilizzare specifiche competenze cognitive, che sono importanti nella performance dei lavoratori e delle imprese.

Peraltro i problemi non riguardano solo i lavoratori: "più alti livelli di competenze contribuiranno ad una crescita più forte e più stabile solo se le imprese saranno capaci di usarle pienamente ed efficacemente", prosegue l'Ocse. Secondo l'Ocse, l'Italia è "intrappolata in un 'low-skills equilibrium', un basso livello di competenze generalizzato: una situazione in cui la scarsa offerta di competenze è accompagnata da una debole domanda da parte delle imprese". Quindi in più di un caso su tre percorsi d'istruzione e professionali non si parlano. "I lavoratori con competenze in eccesso (11,7%) e sovra-qualificati (18%) rappresentano una parte sostanziale della forza lavoro italiana", maggiore di quella che, invece, si trova sotto il livello richiesto (il 6% risulta avere competenze basse rispetto al lavoro che fa e il 21 è sotto qualificato). Va corretta la distorsione che penalizza l'accesso alla formazione per gli adulti con basse competenze, mettendo a disposizione di questa categoria di lavoratori sussidi appositamente concepiti. Secondo quanto spiega l'Ocse, gli ultimi governi hanno introdotto una serie di riforme "che vanno nella giusta direzione ma occorre applicarle" in maniera più efficace. "L'Italia deve proseguire su questa strada assicurandosi che scuole, università e posti di lavoro forniscano a tutti gli italiani gli strumenti per avere successo nell'economia e nella società". Un circolo vizioso che secondo l'Ocse rischia di rallentare la spinta dell'insieme delle rifoprme strutturali sul lavoro messe in campo dal governo italiano che dalla loro entrata in vigore ahanno creato circa 850 mila occupati in più. E non si tratta soltanto di avere meno laureati, perché chi ha un titolo di studio universitario in Italia ha "in media, un più basso tasso di competenze" in lettura e matematica (26° posto su 29 paesi Ocse).

"Il livello dei salari in Italia - denuncia il rapporto - è spesso correlato all'età e all'esperienza del lavoratore piuttosto che alla performance individuale, caratteristica che disincentiva nei dipendenti un uso intensivo delle competenze sul posto di lavoro". "Dato preoccupante, molte donne non sono neanche alla ricerca di un posto di lavoro, ciò fa sì che l'Italia faccia registrare il terzo tasso di inattività più alto" nell'area che conta 35 stati industrializzati. Cio ridurrebbe il peso del background familiare sui livelli di istruzione dei giovani e sulle loro scelte di carriera e garantirebbe che gli studenti prendano decisioni informate, in sintonia con i loro interessi, le loro preferenze, il merito e le esigenze del mercato del lavoro. Ma il problema non è solo questo, a influenzare è anche il fatto che "le donne scelgono spesso specializzazioni universitarie che non sono molto richiesta dal mercato del lavoro e che rendono difficile trovare un'occupazione dopo la laurea". Nella nota mensile, l'Istituto di statistica ribadisce che la cornice economica italiana è in miglioramento. "In un quadro economico internazionale favorevole, si rafforza la crescita dell'economia italiana", spiega l'Istat. "L'indicatore anticipatore torna ad aumentare rafforzando le prospettive di crescita a breve termine".

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