Domenica, 19 Novembre, 2017

Ius soli, Gentiloni: "L'impegno rimane, è un lavoro da fare"

Gentiloni da Tsipras: moltiplicare investimenti in Grecia IUS SOLI, GENTILONI: L'IMPEGNO RIMANE
Esposti Saturniano | 15 Settembre, 2017, 14:54

"La situazione - premette il presidente dei dem - è abbastanza semplice: nei mesi in cui sono stato reggente del Pd dopo le dimissioni di Renzi da segretario spiegai con chiarezza che l'unico modo per approvare lo Ius soli al Senato è mettere la fiducia".

Infatti resta la pressione di Laura Boldrini, mentre anche Gentiloni lascia intendere che tutto è possibile, perché l'estate non è ancora finita e se ne doveva parlare, appunto, in autunno.

IL NODO FIDUCIA - Il Pd vuole "approvarlo - assicura il presidente del Pd - e già allora chiesi al governo di valutare se ci fossero le condizioni per mettere la fiducia". Nei giorni scorsi il nostro gruppo al Senato ha rinviato la discussione in aula e ha fatto non bene, ma benissimo. "Quindi quella scelta non è un atto di paura, ma di assoluto buon senso che serve a non far naufragare la possibilità di approvarla". Resto alle parole che ho detto sull'argomento alcune settimane fa. Perché è proprio a loro che compete questa decisione. E anche nel Pd, problemi che si sono amplificati da quando i sondaggi stimano in un punto e mezzo, due punti in percentuale la flessione che il partito avrebbe nel caso in cui mandasse in porto la legge. Se la abbiamo approvata alla Camera è grazie al Pd.

Al momento, però, i voti al Senato non ci sono: secondo gli ultimi calcoli del Pd, solo sei o sette dei ventiquattro senatori centristi garantirebbero il sì alla fiducia. Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, a Corfù al termine dell'incontro con il Primo ministro greco, Alexis Tsipras, rispondendo ad una domanda sull'iter dello ius soli. "Italia e Grecia lavoreranno per avere regole diverse". E a sinistra si è disposti a tutto pur di vincerla, a discapito di chi crede che il certificato di italianità debba essere richiesto - come oggi - e non regalato a chi magari poi detesta la nazione che lo ospita.

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