Domenica, 08 Dicembre, 2019

Turista stuprata, il mediatore culturale: "Alle donne piace essere violentate"

Evangelisti Maggiorino | 28 Agosto, 2017, 23:27

Un aspirante "mediatore culturale" insomma, che ritiene lo stupro problematico solo all'inizio, perché "una volta che entra il pisello la donna gode come un rapporto sessuale normale". Ad affermarlo è il capogruppo regionale di FI Galeazzo Bignami che, con un'interrogazione, porta allattenzione della Regione la vicenda che ha destato grande scalpore. Lo scrive in un comunicato la cooperativa sociale 'Lai-Momo' in merito al commento del dipendente che su Facebook ha commentato lo stupro di gruppo di Rimini con una frase-choc "peggio ma solo all'inizio, poi diventa calma ed è un rapporto normale" (la frase in realtà è ben più colorita ma, per ragioni di decenza e sintesi, è riportata in forma contratta, ndr).

Siorini, sempre su Fb, si chiedeva quando sarebbe successo un episodio come gli stupri di Rimini "alla Boldrini e alle donne del PD". La Lai-Momo opera dal 1995, ha più di 70 dipendenti che devono firmare un codice etico e di comportamento prima di essere assunti. A riportare la notizia è Libero, che pubblica lo screenshot del post di Facebook di questo Abid Jee.

"Lo studente ha deciso di commentare con i suoi amici virtuali la tremenda notizia che viene da Rimini, dove una ragazza polacca è stata stuprata ripetutamente da una banda di magrebini che ha pure picchiato il suo amico". Ieri la coop, interpellata da Il Resto del Carlino, ha detto di voler fare da oggi tutte le verifiche del caso: "Qualore fosse un nostro dipendente, è ovvio che noi riteniamo gravissime, assolutamente, le dichiarazioni che lui ha postato". "Abbiamo verificato e confermiamo che il profilo Facebook corrisponde a un nostro dipendente, stiamo prendendo i provvedimenti conseguenti", fanno sapere dalla cooperativa. Quelle parole ci danneggiano, sono irrispettose dei valori umani e civili del nostro pensiero e del nostro lavoro.

Lucia Borgonzoni, consigliera comunale della Lega Nord ha annunciato che denuncera' il fatto in Questura e chiede alla Comunita' islamica che il giovane "frequenta o frequentava" una "presa di posizione".

Il centro Lai-Momo nelle vesti di Silvia Festi ha risposto pubblicamente dopo le migliaia di telefonate che sono arrivate al centralino.

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