Lunedi, 21 Ottobre, 2019

Genova, rientro in polizia per i condannati della "macelleria messicana" del G8

Evangelisti Maggiorino | 21 Luglio, 2017, 11:36

"Non ci sarà mai più un'altra Genova". A Genova morì un ragazzo.

Mentre nel pomeriggio in piazza Alimonda si sono radunate circa duecento persone che hanno ricordato la tragica morte di Carlo Giuliani, avvenuta alle 17.27 del 20 luglio 2001, sul caso sono intervenuti i rappresentanti sindacali locali e nazionali dei lavoratori di polizia. "E se tutto questo, ancora oggi, è motivo di dolore, rancore, diffidenza, allora vuol dire che in questi sedici anni la riflessione non è stata sufficiente".

A noi sembra invece che la prospettiva portata sulla scena pubblica a cavallo dell'anno 2000 fra Seattle, Porto Alegre e Genova, con i suoi grandi ideali e la sua visione globale, sia tuttora di evidente attualità, se solo pensiamo ai grandi nodi politici del nostro tempo, pressoché coincidenti con l'agenda politica di quel movimento: le diseguaglianze drammaticamente crescenti; l'esplosione delle spese militari con la banalizzazione delle guerre e il continuo ricorso alla violenza; la predazione incontrollata delle risorse naturali; l'emergenza ambientale legata ai cambiamenti climatici; la tirannia del debito pubblico; la pretesa di negare il diritto alla libertà di movimento. Si scommise anche sulla capacità dei 'Disobbedienti´ di Casarini e Agnoletto di poter in qualche modo governare la piazza, scommessa persa. Insomma, la dico in una battuta.

Invece Genova 2001 è stata tante cose assieme, un'irriducibilità alla semplificazione che emerge chiaramente da questi audio di archivio, recuperati dall'esperienza di comunicazione di movimento chiamata Radio GAP, di cui anche Radio Onda d'Urto ha fatto parte. "Dove, lo dico chiaro, ci fu tortura".

Proprio le parole del capo della Polizia sono state commentato oggi da Giuliano Giuliani, padre di Carlo, presente oggi in piazza a Genova. "Perché ci sono dei momenti in cui è giusto che il vertice compia un gesto necessario a restituire la necessaria fiducia che un cittadino deve avere nell'istituzione cui è affidato in via esclusiva il monopolio legittimo della forza". "Quando quella mattina De Gennaro venne da me - racconta Claudio Scajola - io valutai che, alla luce del clamore delle devastazioni, delle reazioni violente delle forze dell'ordine, della fibrillazione all'interno delle forze di polizia, della massiccia rappresentazione mediatica in un senso o nell'altro dei fatti, le dimissioni del capo della polizia sarebbero state uno sbaglio". "E' indubbio - aggiunge - che si arrivò al G8 di Genova con una polizia impreparata a un evento di tale portata che nasceva nel peggiore dei modi: a un mese dalla nascita del governo Berlusconi, organizzato a Genova, città scelta dal governo D'Alema, ma assolutamente non adatta all'evento, con la prima visita in Europa del presidente Bush e l'arrivo di Putin". Eppure tutti sanno, dovrebbero sapere che la responsabilità penale è individuale.

In pratica, lo dice il capo della polizia, sono consapevolmente bugiardi tutti coloro che in questi 16 anni hanno voluto farci credere che davvero a Genova fosse tutto "normale". Ha anche espresso preoccupazione per il fatto che l'aula parlamentare intitolata a Giuliani, per di più accanto a quella di Rosario Livatino (giudice siciliano ucciso dalla mafia), ha avuto il sapore della derisione e dello scherno di anni e anni di sacrifici. A sedici anni di distanza la ferita che resta aperta è prima di tutto quella dello strappo tra polizia italiana e compatibilità democratica.

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