Giovedi, 05 Dicembre, 2019

Il ministro Costa si è dimesso, le reazioni politiche

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Evangelisti Maggiorino | 20 Luglio, 2017, 00:27

"Non posso far finta di non vedere la schiera di coloro che scorgono un conflitto tra il mio ruolo e il mio pensiero", ha scritto Costa nella lettera a Gentiloni, "e siccome non voglio creare problemi al governo rinuncio al mio ruolo e mi tengo il pensiero".

Quelle forze liberali "che per decenni hanno incarnato aspirazioni, ideali, valori, interessi di milioni di italiani - scrive l'ormai ex ministro - che hanno sempre respinto soluzioni estremistiche e demagogiche". Rassegno, pertanto, con la presente le mie dimissioni dall'incarico di Ministro per gli Affari Regionali. A spiegarne le ragioni è lo stesso Costa, nella lettera di dimissioni presentata al presidente del Consiglio dei ministri. "Sono opinioni politiche del tutto naturali, per chi ha una storia politica come la mia". Ho avuto un'occasione unica ed ho fatto un'esperienza bellissima, sempre con il massimo impegno.

In ogni caso il governo Gentiloni perde pezzi: ministri che si dimettono, provvedimenti come lo Ius soli annunciati come questione di vita o di morte e che poi vengono rimandati a settembre, elettori del Pd in libera uscita mentre i sondaggi, tutti, premiano il centrodestra unito alle prossime elezioni.

"Le dimissioni di Enrico Costa sono inevitabili e tardive - spiega il ministro degli Esteri Angelino Alfano". Quindi, per evitare ambiguità (sarebbe un ministro che fa parte di un partito di opposizione al governo), ha scelto di dimettersi. Due anni dopo diventa ministro degli Affari regionali. Lo diciamo da tempo: "noi vogliamo costruire un'area autonoma, una forza indipendente da destra e da sinistra". Abbiamo idee, forza e coraggio per fare qualcosa di grande. Nei giorni scorsi Costa aveva annunciato la sua intenzione di tornare in Forza Italia e più volte aveva minacciato le dimissioni qualora fosse stata approvata la legge sullo ius soli, convincendo il premier in prima persona a recedere temporaneamente dall'approvazione della riforma, rimandandone il voto all'autunno ("Non ci sono le condizioni" sono state le sue parole). "Comprendiamo che chi non ce la fa, faccia scelte diverse, ma noi - conclude Alfano - andiamo avanti per la nostra strada, senza metterci in fila da nessuna parte".

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